
Generali considera l’offerta di scambio di Mps su Banca Generali
Generali ha aperto a un’analisi dell’offerta di scambio presentata da Monte dei Paschi di Siena (Mps) per Banca Generali. Al termine di un consiglio di amministrazione dedicato, il Leone di Trieste ha dichiarato la propria disponibilità a esaminare la proposta, che mira a promuovere una collaborazione industriale più ampia e a sviluppare nuove opportunità di crescita in settori strategicamente significativi per entrambe le aziende.
L’azienda ha avviato un processo per valutare in dettaglio le implicazioni commerciali, economiche e di valore dell’offerta, la quale non è stata né sollecitata né concordata in anticipo. La nota ufficiale sottolinea che tali valutazioni saranno condotte nel rispetto delle procedure riguardanti le operazioni con parti correlate all’interno del gruppo.
La partecipazione di Generali, che possiede il 50,2% del capitale di Banca Generali, sarà cruciale per il futuro dell’offerta, la quale richiede il raggiungimento di almeno il 50% del capitale più un’azione per avere successo. Attualmente, l’operazione di scambio, che prevede l’offerta di 6,958 azioni di Mps per ogni titolo di Banca Generali con un premio del 10%, è scambiata sopra il valore di mercato: dopo il dividendo di 1,208 euro che Mps distribuirà prima della chiusura dell’offerta, Banca Generali è valorizzata a 70,7 euro rispetto ai 66 euro di Piazza Affari. La differenza di valutazione potrebbe derivare dal scetticismo del mercato riguardo al piano di Mps, oltre ai timori sulla stabilità del titolo, che potrebbe subire un calo in caso di successo dell’offerta, a causa della mancanza di sostegno da parte dell’offerta di Intesa.
Con Generali si chiude la prima fase di riunioni dei consigli di amministrazione delle società coinvolte nelle strategie delineate dall’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, per fronteggiare Intesa Sanpaolo. Banca Generali si è limitata a guadagnare tempo, mentre Banco BPM ha espresso una certa reticenza verso un’acquisizione senza premio, considerata "strutturalmente diversa" dalla fusione alla pari proposta dalla stessa banca a inizio giugno. Lovaglio, che a settembre si recherà negli Stati Uniti e a Londra per incontrare investitori, ha molto lavoro da svolgere. Per quanto riguarda Banco BPM, sarà necessario convincere Credit Agricole, attualmente più propenso a considerare una fusione tra Banco BPM e la sua divisione italiana. Ai francesi verranno offerte contropartite adeguate in termini di accordi commerciali e asset, senza compromettere la parità di trattamento con gli altri azionisti di Banco BPM.
La situazione relativa a Banca Generali appare meno complessa, anche alla luce della risposta iniziale di Generali, poiché Mps ha proposto un premio e potrebbe incentivare l’adesione di Generali tramite accordi distributivi (il contratto con Axa scade nel 2027), mantenendo anche in questo caso la parità di trattamento.
Per concretizzare la sua alternativa, Lovaglio ha tempo fino al 29 ottobre, data in cui l’assemblea di Mps voterà sulla rimozione della passivity rule, sulle offerte indipendenti e sul maxi-dividendo di 4 miliardi, il cui pagamento sarà possibile con il successo di una delle due operazioni. I più di due mesi che Lovaglio ha a disposizione sollevano preoccupazioni, evidenziate da Intesa in un esposto alla Consob. Oggi, il nuovo presidente Guido Stazi ha incontrato il procuratore Marcello Viola a Milano per una visita di cortesia, mentre Ca’ de Sass ha ipotizzato una violazione delle norme riguardanti la passivity rule, considerando che le offerte sono state annunciate prima dell’approvazione da parte dei soci.
Le osservazioni presentate all’autorità di vigilanza segnalano anche problematiche relative alle comunicazioni di Mps sulle due operazioni, in particolare per quanto riguarda Banca Generali e le aspettative in caso di acquisizione. Gli ostacoli che Lovaglio dovrà affrontare sono stati sottolineati anche da Fitch, che, allineandosi ad altre agenzie di rating, avverte di "rischi considerevoli di esecuzione" e di offerte che dovranno affrontare "numerosi ostacoli", mentre Mps "deve ancora completare l’integrazione di Mediobanca". Fitch ritiene "prematuro valutare appieno le implicazioni per i rating di Mps", sottolineando che il profilo di credito "potrebbe subire pressioni" se si manifestassero i rischi di esecuzione o se il Cet1 scendesse sotto il 13%. Tuttavia, "un’integrazione efficace di Mediobanca, Banco BPM e Banca Generali potrebbe migliorare il profilo di business e la redditività" della banca nel lungo termine.
Infine, la sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, ha ribadito la sua opposizione all’offerta di Intesa, affermando che Mps "non può essere polverizzata" e che la battaglia per l’integrità del Monte, sostenuta insieme ad altri enti locali toscani presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, "non è una questione locale" ma riguarda l’economia del Paese.












