
03 settembre 2026 | 13:22
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"La crescita dei rendimenti attuale è influenzata da una situazione complessa, caratterizzata da tensioni geopolitiche, un ritorno delle pressioni inflazionistiche e preoccupazioni riguardo alla sostenibilità dei debiti pubblici". Queste le parole di Paolo Gesa, amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto, rilasciate all’Adnkronos.
Gesa afferma: "Prevedo che le banche centrali adotteranno un approccio cauto ma restrittivo. È possibile un ulteriore aumento dei tassi d’interesse, ma la vera questione riguarda la durata del mantenimento di un costo del denaro elevato. L’attuale inflazione è in gran parte il risultato di uno shock energetico e geopolitico; sebbene la politica monetaria possa mitigare alcuni effetti collaterali, non può risolvere il problema alla radice".
Inoltre, l’amministratore delegato sottolinea come "si aggiunga un aspetto fiscale che era stato quasi trascurato durante gli anni dei tassi d’interesse nulli. Molti Stati occidentali si trovano con debiti e deficit significativi e dovranno continuare a emettere ingenti quantità di titoli mentre i costi di finanziamento aumentano. Il rischio è che i mercati inizino a discriminare più nettamente tra i vari Paesi, a seconda della credibilità delle loro politiche fiscali".
"Paradossalmente", prosegue Gesa, "l’Italia, nonostante un debito pubblico molto alto, sembra oggi posizionata relativamente meglio rispetto ad altre grandi nazioni europee. Ha già affrontato diverse crisi del debito, ha imparato a gestire le pressioni di mercato e negli ultimi anni ha mostrato una maggiore attenzione alla disciplina fiscale. Non è un caso che la Francia sia attualmente sotto osservazione".
"Tuttavia, per l’economia reale, il rischio rimane significativo", avverte. Tassi e rendimenti elevati si traducono in un aumento del costo del credito per famiglie e imprese, riduzione degli investimenti e maggiore pressione sui bilanci pubblici. Per le piccole e medie imprese è fondamentale avere strutture finanziarie solide, debiti con scadenze appropriate rispetto agli investimenti e margini di liquidità adeguati.
"In definitiva, il vero rischio non è rappresentato da un singolo aumento di 25 punti base, ma piuttosto dall’ingresso in una fase prolungata di costi del capitale elevati in un’economia europea che già oggi cresce poco", conclude Gesa.










