La disuguaglianza reddituale in Italia è ai livelli più bassi dal 2014, ma resta superiore alla media europea – Notizie

In Italia la disuguaglianza dei redditi nel 2025 è scesa al livello più basso dal 2014. Rimane tuttavia superiore alla media europea e si accompagna a un rischio di povertà ancora elevato. In base agli ultimi dati Eurostat, il coefficiente di Gini — che misura la distribuzione del reddito disponibile su una scala da zero, corrispondente alla perfetta uguaglianza, a 100, che indica la massima disuguaglianza — è diminuito da 32,2 nel 2024 a 31,0.

Il valore italiano resta comunque ben al di sopra della media dell’Ue, scesa da 29,4 a 29,2. Considerando la disuguaglianza prima dei trasferimenti sociali, escluse le pensioni, l’indice in Italia si attesta a 35,1, in calo rispetto al 36,3 del 2024 ma ancora superiore al dato europeo di 34,1. I trasferimenti sociali contribuiscono dunque in modo significativo a contenere le disparità, sebbene il loro effetto in Italia sia inferiore a quello medio nell’Ue.

Nel 2025 il rischio di povertà riguardava il 16,3% della popolazione europea e il 18,6% di quella italiana, in diminuzione rispetto al 18,9% del 2024. La misura considera la quota di persone con un reddito disponibile equivalente, al netto dei trasferimenti sociali, inferiore al 60% del valore mediano nazionale. In Francia il dato era pari al 16,3%, in linea con la media Ue ma in crescita rispetto al 15,9% dell’anno precedente. Per le donne, le disparità risultano ancora più marcate.

Secondo la quarta edizione del Women Economic Forum Italy, inaugurata oggi a Torino, in Italia il divario di genere nei redditi supera il 40%, a fronte di una media Ocse del 35%. A livello globale, le donne costituiscono circa il 25-30% della forza lavoro nell’intelligenza artificiale e meno del 15% ricopre ruoli dirigenziali nel settore.

Mentre migliaia di giovani continuano a scendere in piazza per protestare, con manifestazioni contro il caro carburante e le guerre e iniziative legate all’occupazione delle scuole, i dati mostrano un calo significativo della disuguaglianza anche tra gli under 18. In Italia l’indice è passato da 31,1 nel 2024 a 29,3, restando però sopra la media Ue di 28,6.

Nel 2025 è migliorata lievemente anche la distribuzione dei redditi nel complesso. Secondo le tabelle Eurostat, la quota di reddito detenuta dal primo quintile, cioè dal 20% della popolazione con i redditi più bassi, è salita dal 7,2% al 7,5%. Nell’Ue è passata dall’8,2% all’8,3%. Resta ampia, seppure in diminuzione, la distanza rispetto alla fascia più abbiente: nel 2025 il 20% con i redditi più alti concentrava il 38,7% del totale, contro il 39,6% del 2024. La media europea era del 37,6%. Tra i Paesi dell’Ue, il coefficiente di Gini variava da 23,0 in Slovacchia a 37,7 in Bulgaria.

Dopo la Slovacchia, i livelli più contenuti di disuguaglianza si registravano in Belgio (23,4), Cechia (24,0), Slovenia (24,6) e Polonia (24,9). Tra i Paesi con i valori più alti figuravano, oltre alla Bulgaria, la Lettonia (35,6) e la Lituania (35,5).

Per i minori, la Bulgaria presentava la maggiore disuguaglianza del reddito disponibile, con un coefficiente di 41,4; il Belgio registrava invece il valore più basso, pari a 20,6. In Germania l’indice tra gli under 18 era di 29,3, come in Italia, mentre in Francia raggiungeva 30,7, in aumento rispetto al 30,4 del 2024.

La Francia ha fatto segnare la crescita più accentuata del rischio di povertà tra i minorenni: dal 18,2% del 2019 al 22,8%. Il rischio è aumentato anche in Germania. In Italia, invece, è sceso dal 24,5% al 23,2% e si è mantenuto stabile rispetto al 2024, pur restando nettamente superiore alla media europea, pari al 19,6% nel 2025.

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