Negli ultimi dieci anni, il sistema energetico europeo sembra aver perso di vista gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti per il 2030. Questa constatazione emerge dal rapporto dell’ENEA (Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile), presentato nell’ambito dell’European Public Investment Outlook (EPIO) 2025, dedicato alla transizione energetica.

Secondo gli economisti dell’ENEA, Daniela Palma e Francesco Gracceva, per raggiungere i target al 2030 sarebbe necessaria una riduzione annuale dei consumi energetici superiore al 3% e un abbattimento delle emissioni di CO2 del 7%. Queste cifre sono nettamente superiori rispetto agli obiettivi del 2015, quando si puntava a una diminuzione dell’1% per i consumi e del 2% per le emissioni, oltre a un incremento della quota di energie rinnovabili sui consumi finali di 3 punti percentuali, rispetto all’1,5% richiesto un decennio fa.

Il rapporto sottolinea che, nonostante le misure implementate, i costi energetici per famiglie e imprese europee rimangono alti rispetto ai livelli pre-2022. Inoltre, il saldo commerciale nel settore delle tecnologie a basse emissioni di carbonio ha mostrato un deterioramento significativo dal 2015, mentre le industrie ad alta intensità energetica, come quelle dell’acciaio e della chimica, stanno affrontando una grave crisi, con una produzione ai minimi storici degli ultimi trent’anni.

Palma e Gracceva evidenziano che le spese dei governi europei sono state maggiormente orientate verso misure di contenimento e sostegno all’accessibilità energetica, piuttosto che verso investimenti in tecnologie a basse emissioni di carbonio necessarie per un cambiamento strutturale nei sistemi produttivi, come invece avvenuto in Cina e negli Stati Uniti. In un contesto geopolitico caratterizzato da crescenti tensioni, il contributo dell’ENEA all’EPIO 2025 mette in luce un’interdipendenza globale più incline al conflitto che alla cooperazione, una condizione che risulta fondamentale per una transizione energetica efficace a livello globale.

Oltre all’analisi dei dati, il rapporto dell’ENEA offre un’interpretazione dell’attuale orientamento dell’Unione Europea verso l’autonomia nelle tecnologie e nei materiali per l’energia pulita. Gli esperti auspicano una strategia che non si limiti allo sviluppo di un’industria “verde” europea, ma che promuova un modello produttivo innovativo e collaborativo, privo di protezionismi, per accelerare lo sviluppo globale delle tecnologie sostenibili, ridurre le disuguaglianze e rendere la transizione climatica più efficace.

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