«Un cambiamento significativo, un colpo severo» afferma Paul Krugman. Poco dopo la decisione della Corte Suprema che ha bloccato il “70% dei dazi” imposti dall’amministrazione Trump, l’economista statunitense, noto esponente del liberalismo americano, interviene sulla sua pagina Substack per analizzare una scelta che avrà conseguenze rilevanti e «ridimensiona notevolmente il potere» dell’amministrazione a stelle e strisce. «Non è sorprendente — osserva — che l’uso dell’Emergency Economic Powers Act fosse illegittimo: era piuttosto evidente».

Secondo l’ex editorialista del New York Times, «questa legge conferisce al presidente ampi poteri in situazioni di emergenza economica internazionale, ma non autorizza automaticamente l’imposizione di dazi. Trump, tra l’altro, sosteneva che l’economia fosse “fantastica”, la migliore di sempre. Come si può affermare ciò e, allo stesso tempo, dichiarare un’emergenza tale da giustificare l’applicazione di tariffe?». Una domanda retorica. Krugman sottolinea che la decisione dei giudici è particolarmente significativa “soprattutto” perché proviene “da una Corte che in passato ha mostrato grande deferenza verso” Trump. «L’implicazione — continua — è evidente: se il Congresso approva dei dazi, questi possono essere applicati. Tuttavia, il presidente non può introdurli unilateralmente invocando un’emergenza che, in realtà, non esisteva».

Rimane aperta, secondo Krugman, la questione dei fondi già incassati tramite quei dazi. «Se sono stati dichiarati illegittimi, diventa difficile sostenere che il governo possa trattenere centinaia di milioni di dollari riscossi dalle aziende. Costi che, in gran parte, sono stati poi trasferiti ai consumatori». Questa barriera al commercio, afferma, «era il fulcro della politica economica di Trump. A prescindere dal giudizio politico, la Corte Suprema ha chiarito: non hai l’autorità per fare ciò».

Sul fronte economico, Krugman si mostra più cauteloso: “l’impatto diretto dei dazi era probabilmente meno grave di quanto molti temessero. Il vero problema è stata l’incertezza generata dalla loro introduzione. E non è detto che questa decisione sia sufficiente a dissiparla completamente».

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