
Domani, in Cina, avrà inizio l’importante incontro politico dell’anno: le “Due Sessioni”, un doppio vertice che riunirà a Pechino la Conferenza consultiva politica del popolo cinese (CPPCC) e l’Assemblea nazionale del popolo (NPC).
Migliaia di delegati si raduneranno nella Grande Sala del Popolo, in un contesto caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, competizione strategica con gli Stati Uniti e nuove incertezze nel settore energetico globale.
Secondo le attese, non si prevedono sorprese significative: l’NPC è comunemente considerata un “parlamento ratificatore”, poiché le decisioni principali sono già state concordate all’interno del Partito comunista cinese.
Tuttavia, le Due Sessioni del 2026 rappresentano un momento cruciale per analizzare le priorità economiche, industriali e strategiche della leadership di Xi Jinping. Vediamo quindi i dettagli principali.
### Il focus sull’economia: crescita sotto il 5% e nuova fase strategica
Un momento centrale sarà la presentazione del rapporto di governo da parte del premier Li Qiang all’apertura dell’NPC. Gli analisti prevedono un obiettivo di crescita del PIL fissato al 4,5%, per la prima volta sotto la soglia simbolica del 5%.
Questo dato riflette un cambiamento di approccio: si pone meno enfasi sulla crescita quantitativa e si cerca di dare maggiore importanza alla “qualità” dello sviluppo. Il 2026 segna anche l’avvio ufficiale del 15° Piano quinquennale, che guiderà le priorità della Cina fino al 2030.
Il piano si concentrerà su temi quali l’autosufficienza tecnologica, l’intelligenza artificiale, i semiconduttori avanzati, la manifattura di alta gamma e la sicurezza energetica. In un contesto di competizione con gli Stati Uniti, la capacità innovativa e la resilienza alle pressioni esterne sono considerate sfide strutturali.
Tuttavia, questa strategia potrebbe intensificare le tensioni interne: investire in settori tecnologici avanzati non risolve immediatamente questioni come la disoccupazione giovanile, l’invecchiamento della popolazione o la fragile situazione del settore immobiliare.
### Difesa e riorganizzazione militare: la doppia sfida di Pechino alle Due Sessioni
Le Due Sessioni saranno inoltre caratterizzate dal tema della difesa. Dal 2023 la Cina ha incrementato la spesa militare del 7,2% annuo, e anche quest’anno si prevede un aumento simile. L’obiettivo dichiarato è quello di modernizzare le forze armate, in un contesto di tensioni nel Mar Cinese Meridionale e intorno a Taiwan.
Un altro aspetto rilevante è la vasta campagna di indagini e rimozioni all’interno dell’apparato militare. Negli ultimi anni, oltre cento ufficiali di alto rango sono stati rimossi o posti sotto inchiesta. L’apertura di procedimenti contro alti generali è un chiaro segnale che la lealtà politica è considerata un requisito fondamentale.
### Petrolio, tra Iran e Venezuela: la dipendenza energetica della Cina
A complicare ulteriormente il quadro delle Due Sessioni è lo shock energetico causato dall’attacco congiunto USA-Israele contro l’Iran.
Sebbene ufficialmente Pechino non importi petrolio iraniano, i dati sulle petroliere indicano che nel 2025 la Cina avrebbe acquistato circa 1,38 milioni di barili al giorno dall’Iran e circa 389.000 dal Venezuela, spesso attraverso spedizioni indirette e rietichettature.
Secondo diverse stime, Iran e Venezuela rappresentano fino al 17% delle importazioni cinesi di petrolio; considerando le triangolazioni, il peso potrebbe avvicinarsi al 30% se si includono i flussi indiretti e i fornitori russi a prezzo scontato. L’Iran, da solo, coprirebbe circa il 15% del fabbisogno cinese importato.
Eventuali interruzioni o forti riduzioni di queste forniture colpirebbero Pechino in un punto critico. Il petrolio iraniano e venezuelano, venduto a prezzi scontati a causa delle sanzioni, è particolarmente attrattivo per le raffinerie indipendenti cinesi. La chiusura o l’instabilità dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita quasi la metà delle importazioni marittime cinesi dal Golfo, amplificherebbe il rischio.
Tuttavia, la Cina ha reagito attivamente. Negli ultimi mesi ha incrementato notevolmente le scorte strategiche di petrolio, accumulando centinaia di migliaia di barili al giorno in più rispetto al 2024, e ha diversificato le sue forniture verso Arabia Saudita, Emirati, Oman, Brasile e Canada. Questa strategia potrebbe permetterle di assorbire eventuali shock prolungati.
È comunque importante notare che l’Iran non è il Venezuela. Una destabilizzazione prolungata di Teheran avrebbe conseguenze ben più ampie sui mercati globali, con il rischio di far salire il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, incidendo direttamente sulla crescita cinese.









