Il conflitto in Medio Oriente sta determinando la “più significativa interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”, costringendo i produttori di petrolio nella regione del Golfo a ridurre la loro produzione. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto mensile dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE). Attualmente, la produzione di greggio è in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati, compresi i condensati, un volume che rappresenta quasi il 10% della domanda mondiale di petrolio.

La decisione dell’Agenzia di rilasciare le riserve globali di petrolio per mitigare gli effetti del conflitto in Iran ha avuto un “forte impatto” sui mercati energetici. A dichiararlo è stato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE, in una conferenza stampa tenutasi a Istanbul. Questo annuncio è avvenuto il giorno dopo la raccomandazione dell’agenzia di un rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche globali, per affrontare uno dei più gravi shock petroliferi dagli anni ’70, il più grande intervento di questo tipo mai realizzato. Birol ha inoltre sottolineato che i mercati energetici globali si trovano in un “punto di svolta critico”.

Prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile nonostante il rilascio delle riserve

Il prezzo del Brent del Mare del Nord, considerato il benchmark globale per il petrolio, ha superato i 100 dollari al barile, nonostante la vendita di ingenti scorte per evitare una carenza globale. Intorno alle 03:00 GMT, il prezzo del Brent è aumentato del 9,3%, raggiungendo 100,50 dollari al barile, mentre il WTI, il benchmark statunitense, ha toccato i 94,92 dollari, in aumento dell’8,8%, stando a quanto riportato da Afp. L’intervento delle principali potenze sul mercato sembra non aver rassicurato gli investitori riguardo all’interruzione delle forniture dovuta al conflitto in Medio Oriente. “I paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia metteranno a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio per compensare la perdita di approvvigionamento causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz”, ha annunciato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’agenzia. Questa decisione è stata presa all’unanimità mercoledì dai membri dell’agenzia, che includono 32 paesi, tra cui il G7 (Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Canada), insieme a Australia e Messico. Gli Stati Uniti, come importanti consumatori e produttori di petrolio, contribuiranno con 172 milioni di barili, corrispondenti al 40% delle loro riserve, che arriveranno sul mercato in un periodo di circa tre mesi.

Rischio di chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz

L’aumento degli attacchi da parte dell’Iran e la decisione del governo statunitense di sospendere le scorte militari alle petroliere che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz stanno generando preoccupazioni riguardo a una possibile chiusura prolungata, che potrebbe soffocare le esportazioni attraverso la principale rotta di trasporto energetico globale. Questa situazione è stata riportata dal Wall Street Journal.

Interruzione delle forniture di zolfo e acido solforico a causa del blocco di Hormuz

Il blocco dello Stretto di Hormuz non sta solo interrompendo il transito del greggio, ma sta anche compromettendo le forniture di zolfo e acido solforico, vitali per la produzione di fertilizzanti, semiconduttori, raffinazione del nichel e fusione del rame, uno dei metalli più utilizzati a livello globale. La BBC ricorda che circa la metà dello zolfo mondiale trasportato via mare passa attraverso lo Stretto di Hormuz. La regione del Golfo rappresenta uno dei principali produttori mondiali di zolfo, poiché questo è un sottoprodotto di un tipo specifico di petrolio, noto come petrolio greggio acido. La scorsa settimana, i prezzi in Cina, che consuma una grande parte della fornitura mondiale di zolfo, sono aumentati del 15%, secondo quanto riportato dagli analisti delle materie prime di Argus.

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