Abbigliamento cinese “invisibile” per il Fisco: individuata una frode IVA di 33,4 milioni di euro.

Frode Fiscale da 33 Milioni: Arrestati Cittadini Cinesi a Milano

Container carichi di abbigliamento provenienti dalla Cina giungono al Pireo, il principale porto di Atene. Da qui, le merci iniziano a diffondersi in tutta Europa, arrivando a prezzi molto competitivi nelle bancherelle e nei negozi di diverse città italiane. Durante il trasporto verso il nostro paese, tuttavia, i capi d’abbigliamento sembrano scomparire, almeno agli occhi delle autorità fiscali. Infatti, su questi articoli dovrebbe gravare un’imposta sul valore aggiunto (IVA) del 22% in caso di compravendita intracomunitaria. L’ultima indagine condotta dall’Ufficio Eppo di Venezia, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha rivelato un articolato schema di frode fiscale del valore di 33,4 milioni di euro.

Secondo quanto ricostruito, le merci transitano attraverso una serie di aziende fittizie, conosciute come "cartiere", che avrebbero l’obbligo di versare l’IVA. Tuttavia, si tratta di entità fantasma intestate a prestanomi, pronte a scomparire al primo controllo. Questo non solo comporta un danno erariale per l’assenza di incassi IVA, ma genera anche una situazione di concorrenza sleale nei confronti di aziende che rispettano le normative fiscali e che non possono competere con prezzi così bassi.

Arrestati agli arresti domiciliari dalla giudice di Milano, Francesca Ballesi, sono una coppia di cittadini cinesi, un uomo di 43 anni e una donna di 44 anni. Il pubblico ministero Donata Patricia Costa ha accusato i due di essere i promotori di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, tra cui l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Dal 2019, la coppia avrebbe gestito diverse società coinvolte in questo schema per evitare il pagamento dell’IVA. Gli investigatori delle Fiamme Gialle sono riusciti a risalire a loro attraverso un’analisi della rete di relazioni tra dodici aziende. In particolare, esaminando i file log di alcune fatture elettroniche, sono giunti a un indirizzo di un appartamento a Milano dove la coppia ha abitato per un certo periodo. Le indagini avrebbero documentato incassi tra i 7 e gli 8 milioni di euro derivanti dalla vendita di abbigliamento. La giudice ha disposto il sequestro preventivo della somma di 33,4 milioni di euro ai fini della confisca, ma al momento il congelamento dei beni è rimasto solo sulla carta.

La coppia, assistita dall’avvocato Giuseppe Interrante, risulta priva di beni di valore. La procura europea antifrodi aveva richiesto la custodia cautelare in carcere, considerando il rischio di fuga. Durante gli interrogatori preliminari, entrambi gli indagati hanno scelto di non rispondere alle accuse.

Fonte originale