
Le notifiche sono nate per aiutarci.
Un messaggio importante, una chiamata persa, una consegna in arrivo, un pagamento effettuato, un appuntamento da ricordare. Informazioni utili che il telefono ci segnala senza obbligarci ad aprire continuamente ogni applicazione.
Poi qualcosa è cambiato.
Oggi lo smartphone può vibrare per un messaggio WhatsApp, un gruppo, una mail, una breaking news, un like, una promozione, una nuova fotografia pubblicata sui social, un aggiornamento di un’app, una consegna, una banca, un calendario, un gioco, un servizio di streaming.
E quando allo smartphone aggiungiamo computer, tablet e smartwatch, la stessa notifica può seguirci praticamente ovunque.
Il problema non è ricevere informazioni. Il problema nasce quando ogni informazione pretende di interromperci.
Dalla comodità all’interruzione continua
La notifica risolve un problema reale: non dobbiamo controllare continuamente se è successo qualcosa.
Ma proprio perché è efficace, quasi tutte le applicazioni vogliono utilizzarla.
Una banca può avere buoni motivi per avvisarci immediatamente di un pagamento sospetto. Un’app di consegne deve comunicarci che il corriere è arrivato. Un calendario ci ricorda un appuntamento.
Ma abbiamo davvero bisogno di essere interrotti perché qualcuno ha pubblicato una nuova fotografia? Perché un negozio ha iniziato una promozione? Perché sono arrivati altri venti messaggi nel gruppo WhatsApp del condominio?
Quando tutto diventa notificabile, la distinzione tra importante, utile e semplicemente nuovo tende a scomparire.
Decine, talvolta centinaia di notifiche ogni giorno
Quante notifiche riceviamo davvero?
Non esiste un numero valido per tutti: dipende dal numero di app installate, dalle impostazioni, dal lavoro svolto e dalle abitudini personali. Ma alcune ricerche mostrano dimensioni sorprendenti.
Uno studio pubblicato sull’International Journal of Human-Computer Studies ha rilevato una media di 218 nuove notifiche al giorno per utente, con una mediana di 161; tra gli utilizzatori più intensivi la media superava quota 300.
Leggi lo studio sull’International Journal of Human-Computer Studies
Un’altra ricerca, basata su 113.197 notifiche ricevute da 40 utenti, ha registrato una mediana di circa 185 notifiche giornaliere. Ma il dato forse più interessante è un altro: gli utenti interagivano direttamente soltanto con circa il 12,3% delle notifiche ricevute.
Leggi lo studio sulle interazioni con le notifiche
Significa che una parte molto grande degli avvisi che raggiungono il nostro telefono arriva, cattura per un momento l’attenzione e poi scompare senza produrre un’azione realmente utile.
Altri studi rilevano quantità più moderate, intorno alle 65 notifiche quotidiane, ma anche questo significa decine di potenziali interruzioni distribuite lungo tutta la giornata.
Studio su notifiche, interruzioni e performance
Il fenomeno è quindi estremamente variabile, ma il problema rimane: il nostro ambiente digitale può chiederci attenzione decine o persino centinaia di volte ogni giorno.
WhatsApp e la moltiplicazione dei gruppi
WhatsApp è probabilmente uno degli esempi migliori.
Una volta ricevevamo soprattutto messaggi diretti. Oggi possiamo appartenere contemporaneamente al gruppo della famiglia, degli amici, del lavoro, del condominio, della palestra, della scuola dei figli, di un viaggio, di un’associazione o di qualsiasi altra attività.
Un singolo gruppo particolarmente attivo può produrre decine o centinaia di messaggi.
E ogni messaggio può potenzialmente diventare un suono, una vibrazione, un numero rosso sull’icona o un’anteprima sulla schermata.
Non è necessario leggere tutto. Ma il nostro cervello registra comunque l’interruzione.
Inoltre si è sviluppata una nuova aspettativa sociale:
se hai ricevuto il messaggio, perché non hai risposto?
La comunicazione istantanea rischia così di trasformarsi nell’aspettativa di disponibilità istantanea.
Anche il lavoro ci segue
Email, Teams, Slack, WhatsApp e altri strumenti hanno reso il lavoro molto più flessibile.
Ma hanno anche reso più difficile stabilire quando il lavoro finisce.
Una mail arrivata alle 21 non obbliga necessariamente a rispondere. Eppure vedere l’oggetto del messaggio può essere sufficiente per riportare mentalmente il lavoro dentro la serata.
La notifica dura pochi secondi. Il pensiero che provoca può restare molto più a lungo.
Il problema diventa particolarmente evidente quando gli stessi dispositivi vengono utilizzati per lavoro e vita privata.
Social network: notificare per farci tornare
Per molte piattaforme, la notifica ha anche una funzione economica.
Più spesso apriamo l’app, più tempo trascorriamo sulla piattaforma e maggiori sono le opportunità di mostrarci contenuti e pubblicità.
Like, commenti, nuovi follower, ricordi, persone che hanno pubblicato qualcosa, suggerimenti e contenuti “che potremmo esserci persi” hanno quindi anche un obiettivo molto semplice: riportarci dentro l’app.
La notifica non comunica necessariamente qualcosa di importante.
A volte comunica semplicemente:
“Torna qui.”
L’attenzione viene realmente disturbata
Il problema non è soltanto una sensazione.
Uno studio pubblicato nel 2026 su Computers in Human Behavior ha rilevato che notifiche simili a quelle dei social media possono produrre un rallentamento temporaneo dell’elaborazione cognitiva della durata di circa sette secondi, anche durante attività che richiedono concentrazione.
Leggi lo studio sulle notifiche social e l’attenzione
Sette secondi possono sembrare pochi. Ma moltiplicati per decine di interruzioni diventano qualcosa di più importante: soprattutto perché dopo ogni notifica dobbiamo ricostruire mentalmente dove eravamo e cosa stavamo facendo.
C’è però un aspetto ancora più interessante.
Uno studio condotto osservando il comportamento reale degli utenti ha rilevato che le persone interagivano con il proprio smartphone circa una volta ogni cinque minuti. Solo l’11% di queste interazioni era direttamente provocato da una notifica; l’89% era iniziato spontaneamente dall’utente.
Leggi lo studio sul comportamento reale degli utenti smartphone
Questo suggerisce che il problema non termina quando smettiamo di ricevere notifiche.
L’abitudine a essere continuamente raggiunti dal telefono può contribuire a trasformarsi nell’abitudine a controllarlo anche quando non è successo nulla.
Meglio raggrupparle che eliminarle completamente?
Un esperimento randomizzato condotto su 237 persone ha provato una soluzione interessante: invece di consegnare continuamente le notifiche, le ha raggruppate in momenti prestabiliti.
I partecipanti che ricevevano le notifiche soltanto tre volte al giorno dichiaravano maggiore attenzione, produttività, buon umore e controllo sul telefono, oltre a livelli inferiori di stress.
Ma c’è un risultato ancora più curioso: le persone alle quali le notifiche erano state completamente eliminate mostravano in alcuni casi maggiore ansia e maggiore Fear of Missing Out, la paura di perdersi qualcosa.
Leggi lo studio “Batching smartphone notifications can improve well-being”
Il risultato suggerisce che la soluzione non sia necessariamente spegnere tutto.
Forse abbiamo bisogno di qualcosa di più intelligente: scegliere cosa può interromperci e quando può farlo.
Anche lo smartwatch può peggiorare il problema
Gli smartwatch possono essere utilissimi per salute, sport e notifiche veramente importanti.
Ma possono anche trasformare un problema dello smartphone in qualcosa di ancora più invasivo.
Il telefono può essere lasciato sulla scrivania o in una borsa. Il dispositivo al polso, invece, è sempre con noi.
Una vibrazione durante una conversazione, una cena, una riunione o una passeggiata riesce a richiamare l’attenzione in modo molto efficace.
Per questo, chi utilizza uno smartwatch dovrebbe essere ancora più selettivo sulle notifiche consentite.
Il problema non è eliminare le notifiche
Spegnere tutto non è necessariamente la soluzione migliore.
Alcune notifiche sono realmente utili o importanti:
- chiamate e messaggi delle persone più vicine;
- banca e sicurezza;
- calendario;
- salute;
- allerte pubbliche;
- trasporti;
- consegne quando le stiamo aspettando;
- autenticazioni e sicurezza degli account.
L’obiettivo non dovrebbe quindi essere vivere senza notifiche.
Dovrebbe essere decidere chi e cosa ha il diritto di interromperci.
Piccola guida pratica: riprendere il controllo delle notifiche
1. Cominciamo eliminando quelle inutili
Il primo intervento è anche il più semplice.
Possiamo generalmente disattivare senza grandi conseguenze:
- promozioni commerciali;
- offerte dei negozi;
- giochi;
- suggerimenti dei social;
- “potrebbe interessarti”;
- nuove pubblicazioni generiche;
- applicazioni utilizzate raramente.
Se un’app non contiene nulla che richieda una nostra risposta immediata, probabilmente non ha bisogno di notifiche push.
Possiamo sempre aprirla quando vogliamo.
2. Dividere le notifiche in tre livelli
Un metodo semplice può essere classificare le app in tre categorie.
Immediato: deve potermi interrompere
Per esempio famiglia, telefono, sicurezza bancaria, allarmi e calendario importante.
Utile ma non urgente: voglio sapere che è successo, ma non immediatamente
Email, consegne, alcune app professionali, determinate news.
Quando decido io: nessuna notifica
Social, shopping, giochi, streaming e applicazioni di intrattenimento.
Questa semplice classificazione risolve già buona parte del problema.
3. Silenziare i gruppi WhatsApp
Non è necessario uscire da un gruppo per smettere di esserne interrotti.
In WhatsApp possiamo silenziare una chat o un gruppo mantenendo comunque tutti i messaggi disponibili quando decidiamo di aprirli.
È particolarmente utile per:
- gruppi molto numerosi;
- condominio;
- associazioni;
- chat temporanee;
- gruppi di viaggio;
- gruppi di lavoro non urgenti.
Possiamo poi lasciare attive le notifiche delle conversazioni individuali davvero importanti.
4. Togliere il suono senza eliminare la notifica
Non tutte le notifiche devono fare rumore.
Possiamo mantenere una notifica nel centro notifiche senza suono, vibrazione o accensione dello schermo.
È una soluzione molto efficace per le informazioni che vogliamo consultare in seguito.
Una notifica silenziosa informa.
Una notifica sonora interrompe.
Non sono la stessa cosa.
5. Usare “Non disturbare” e le modalità Focus
I sistemi operativi moderni permettono ormai una gestione molto raffinata.
Su iPhone esistono le modalità Focus, come Lavoro, Personale, Riposo e Non disturbare. Possiamo scegliere quali persone e quali app possono comunque raggiungerci durante ciascuna modalità.
Guida ufficiale Apple alle modalità Focus
Su Android esistono modalità analoghe, compreso Non disturbare, con la possibilità di consentire determinate persone, app, sveglie ed eccezioni. Le opzioni precise possono cambiare in base al produttore e alla versione di Android.
Guida ufficiale Android a Modalità e Non disturbare
Possiamo per esempio creare:
Modalità Lavoro
- colleghi sì;
- calendario sì;
- social no.
Modalità Serata
- famiglia e amici sì;
- lavoro no.
Modalità Riposo
- quasi nessuna notifica;
- eventuali persone selezionate abilitate per le emergenze.
6. Programmare gli orari
Non disturbare può essere automatico.
Per esempio:
- dalle 23 alle 7;
- durante periodi di lavoro concentrato;
- durante le riunioni;
- mentre si guida;
- durante l’attività sportiva.
Android consente di creare modalità e programmazioni automatiche; iPhone permette di configurare Focus diversi e adattarli a orari e attività.
In questo modo non dobbiamo ricordarci ogni volta di attivarli manualmente.
7. Ridurre anche le notifiche visive
Il suono non è l’unico problema.
Anche:
- banner;
- badge rossi;
- numeri sulle icone;
- illuminazione dello schermo;
- anteprime sulla schermata di blocco;
possono attirare continuamente l’attenzione.
Per alcune app può bastare lasciare la notifica disponibile nel centro notifiche eliminando tutto il resto.
8. Prestare attenzione alle breaking news
Le app informative possono diventare particolarmente invasive.
Se utilizziamo cinque applicazioni di news, una stessa notizia importante può arrivare cinque volte.
Una soluzione semplice è scegliere una o due fonti per le vere breaking news e disattivare gli avvisi dalle altre.
La notizia continuerà a esserci quando apriremo l’app. Non abbiamo bisogno che cinque telefoni virtuali suonino contemporaneamente per comunicarcela.
9. Creare momenti in cui siamo noi a cercare le informazioni
Uno dei cambiamenti più utili consiste nel ribaltare il rapporto.
Invece di permettere alle app di decidere continuamente quando dobbiamo guardarle, possiamo scegliere noi.
Per esempio:
- controllare l’email alcune volte al giorno;
- leggere i gruppi silenziati quando abbiamo tempo;
- aprire i social volontariamente;
- consultare le news in momenti precisi.
Il contenuto resta disponibile.
Scompare soltanto l’obbligo di interrompere ciò che stavamo facendo.
10. Ricordarsi che “non immediato” non significa “ignorato”
È forse il cambiamento culturale più importante.
Non dobbiamo rispondere immediatamente a tutto.
Un messaggio può essere letto mezz’ora dopo. Una mail può aspettare. Un gruppo può essere consultato la sera. Un like può tranquillamente non essere notificato affatto.
La comunicazione digitale ha eliminato molti tempi di attesa tecnici.
Non significa che dobbiamo eliminare anche i nostri tempi personali.
Come modificare le notifiche su iPhone
In generale:
Impostazioni → Notifiche → scegliere l’app
Da qui è possibile consentire o disattivare le notifiche e scegliere come vengono visualizzate.
Per creare periodi nei quali ridurre le interruzioni:
Impostazioni → Focus
Apple permette di autorizzare o silenziare specifiche persone e applicazioni per ogni modalità.
Come modificare le notifiche su Android
Generalmente:
Impostazioni → Notifiche
oppure:
Impostazioni → App → scegliere l’app → Notifiche
I nomi possono variare tra Samsung, Xiaomi, Google Pixel e altri produttori.
Per creare periodi senza interruzioni:
Impostazioni → Modalità → Non disturbare
Sulle versioni recenti di Android è possibile scegliere quali persone, applicazioni, sveglie e altre interruzioni possono essere consentite.
Non è necessario imparare subito tutte le opzioni.
Si può iniziare semplicemente disattivando le notifiche di cinque applicazioni che non hanno alcun motivo reale di interromperci.
Una tecnologia utile deve sapere anche quando tacere
Le notifiche non sono il nemico.
Ci avvisano di una frode bancaria, ci ricordano un appuntamento, ci dicono che il taxi è arrivato, ci permettono di ricevere un messaggio importante senza controllare continuamente il telefono.
Il problema nasce quando la stessa priorità viene assegnata a tutto.
Una comunicazione familiare urgente e la promozione di un paio di scarpe non dovrebbero avere lo stesso diritto di interrompere una conversazione, un lavoro o un momento di riposo.
La società digitale ci offre una quantità di informazioni che nessuna generazione precedente ha mai avuto a disposizione. La prossima competenza da imparare potrebbe essere esattamente l’opposto: decidere quali informazioni possono aspettare.
Riprendere il controllo delle notifiche non significa allontanarsi dal mondo digitale.
Significa usarlo alle nostre condizioni.