
Analisi sull’Export Italiano: Crescita e Sfide
L’export italiano continua a mostrare segni di vitalità. Secondo i dati dell’Istat, nel primo semestre del 2026 le vendite all’estero dei prodotti italiani sono aumentate del 4,5%, generando un avanzo commerciale superiore ai 24 miliardi di euro. Questo incremento supera di gran lunga le previsioni di crescita di Sace, che stimava un aumento complessivo per l’intero anno attorno al 2%. L’obiettivo del governo di raggiungere un fatturato estero di 700 miliardi entro il 2027 appare quindi più alla portata. Matteo Zoppas, presidente dell’ICE, prevede che «alla fine dell’anno l’export si attesterà vicino ai 670 miliardi», ma avverte che le incertezze attuali rendono difficile fare previsioni accurate. Tra gennaio e giugno, le aziende italiane hanno incassato 337 miliardi all’estero.
Nel periodo tra maggio e giugno, l’export ha registrato un incremento dell’1,6%, trainato principalmente dal settore della cantieristica, che ha contribuito per l’1,1% all’aumento, insieme alla metallurgia e ai prodotti raffinati. Le importazioni, invece, sono aumentate solo dell’1,2%. Su base annua, le vendite all’estero sono cresciute del 9,8%, mentre gli acquisti di beni esteri hanno mostrato un incremento del 13,2%. I dati recenti dell’Istat rivelano due importanti tendenze: le vendite verso l’Unione Europea sono ripartite, con tassi di crescita di +6,7% a giugno e +15,1% su base tendenziale, superando quelle verso i Paesi extra UE, che mostrano un calo di -3,6% e un incremento di +4,6%. Questo è significativo, poiché gli scambi commerciali tra i Ventisette erano rimasti stagnanti dopo la pandemia. Inoltre, le esportazioni sono aumentate non solo in valore (+9,8%), ma anche in volume (+5,1%), a beneficio delle piccole e medie imprese italiane.
Tuttavia, all’ottimismo si affiancano delle sfide. Il blocco dei commerci, in particolare dei trasporti di petrolio a Hormuz, ha contribuito a far salire il deficit energetico a 5,002 miliardi di euro a giugno, rispetto ai quasi 4 miliardi dello stesso mese dell’anno precedente. L’Istat segnala che l’aumento degli acquisti di petrolio greggio da parte dei Paesi OPEC e dagli Stati Uniti ha contribuito per 2 punti percentuali alla crescita dell’importazione.
Analizzando i dati più nel dettaglio, si nota un forte incremento delle vendite del made in Italy in mercati vicini, come la Germania (+22,9%), i Paesi Bassi (+22,4%), la Svizzera (+10,5%), la Spagna (+9,4%) e la Francia (+6,8%). Anche le vendite in Cina (+19,2%) e in India (+11,1%) sono tornate a crescere, mentre il Mercosur ha registrato un aumento del 4,5%. Al contrario, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono aumentate solo dello 0,4%, mentre il Regno Unito ha subito una contrazione del -8,5%. A livello settoriale, l’Istat evidenzia che, ad eccezione del settore dei mobili (-2,2%), tutti gli altri settori hanno mostrato una crescita, con i metalli di base e i prodotti in metallo (+25,8%), i coke e i prodotti petroliferi raffinati (+45,1%), i mezzi di trasporto esclusi gli autoveicoli (+13,3%) e gli autoveicoli (+17%).
Strategia di Sviluppo
Il Ministero degli Esteri ha comunicato che, dall’inizio dell’anno, il comitato Agevolazioni, presieduto dalla Farnesina, ha tenuto otto riunioni e approvato 2.192 finanziamenti agevolati, per un totale di 1,15 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, le operazioni approvate sono aumentate del 64%, mentre i volumi di finanziamento sono saliti del 112%. Per quanto riguarda il sostegno all’export tramite il Fondo 295/73, sono state approvate 59 operazioni dal gennaio 2026, per un valore di circa 4,9 miliardi, con un incremento del 7% in termini di delibere e del 15% per i volumi.
Mauro Battocchi, direttore generale per la crescita e la promozione delle esportazioni del Ministero degli Affari esteri, sottolinea che il successo del made in Italy sui mercati esteri è attribuibile a un sistema produttivo resiliente e competitivo. Questo sistema è caratterizzato da una notevole diversificazione settoriale: dopo la Cina, l’Italia è leader in un gran numero di categorie doganali. Questa flessibilità ha permesso alle imprese italiane di compensare i cali in alcuni mercati con opportunità in altri, come dimostrano l’aumento delle esportazioni in Cina, India e Mercosur, facilitato dall’entrata in vigore di nuovi accordi commerciali con l’Unione Europea.
In questo contesto, l’obiettivo è aumentare il numero di aziende esportatrici, attualmente fissato a 120.000, con una possibile crescita di 20.000 unità secondo Unioncamere. Battocchi evidenzia che la strategia del governo, anche attraverso la riforma della Farnesina voluta dal ministro Antonio Tajani, si concentra su quattro leve principali per connettere i produttori italiani con i buyer internazionali. Queste includono forum di business e missioni commerciali all’estero, un potenziamento degli investimenti nelle fiere sia in Italia che all’estero, e iniziative culturali per promuovere le eccellenze e il know-how italiano.
Infine, Battocchi sottolinea il ruolo di supporto svolto da ambasciate e consolati, che assistono le aziende nei contenziosi con le autorità straniere. Sono state incrementate le risorse destinate agli investimenti delle PMI nella transizione digitale ed ecologica e per garantire il credito all’export. In particolare, la "Push Strategy" di Sace utilizza le garanzie per aprire nuove opportunità alle aziende italiane, contribuendo a generare nuovi contratti.










