
Dopo settimane trascorse quasi immobile attorno ai 60-65.000 dollari, Bitcoin è tornato improvvisamente a muoversi, trascinando al rialzo anche gran parte del mercato crypto.
In pochi giorni BTC ha superato nuovamente quota 77.000 dollari, Ethereum e diverse altcoin hanno seguito il movimento e miliardi di dollari di posizioni ribassiste sono state costrette alla chiusura.
Ma questa terza puntata di “Voci dal mondo crypto” non parla soltanto di prezzi.
Partiamo dal mini-rally di agosto, poi utilizziamo il caso BIP-110 per rispondere a una domanda fondamentale ma spesso trascurata: chi governa davvero Bitcoin?
Ci spostiamo quindi su una curiosità proveniente quasi dalla preistoria delle criptovalute, con un wallet rimasto immobile per quindici anni che improvvisamente torna in attività.
Infine torniamo sul rapporto tra mining e intelligenza artificiale: quello che pochi mesi fa poteva sembrare un caso isolato sta assumendo le caratteristiche di una vera trasformazione industriale.
Bitcoin si risveglia: da 63.000 a oltre 77.000 dollari in pochi giorni
Ancora il 14 agosto Bitcoin valeva circa 62.976 dollari. Nei giorni successivi è iniziata una rapida accelerazione: il 19 agosto ha superato i 69.000 dollari, il giorno seguente i 73.000 e il 21 agosto è arrivato temporaneamente sopra i 79.000 dollari, stabilizzandosi poi nell’area dei 77-78.000. (CoinMarketCap, Investing.com)
Il rialzo settimanale ha superato il 20%, risultando uno dei migliori movimenti di Bitcoin degli ultimi anni. Anche Ethereum, Solana, XRP e altre grandi criptovalute hanno partecipato alla risalita. (Financial Times, Wall Street Journal)
Dietro il movimento non sembra esserci una singola causa.
Uno dei fattori principali è stato l’annuncio del Tesoro statunitense di un aumento degli acquisti di obbligazioni a lunga scadenza, intervento che ha contribuito a ridurre i rendimenti e indebolire il dollaro. In un contesto di forte crescita del debito pubblico americano, Bitcoin e oro sono tornati così a essere acquistati anche come strumenti alternativi contro un possibile deterioramento del valore reale della valuta. (Associated Press, Reuters)
A questo si è aggiunto il clima politico favorevole alle criptovalute negli Stati Uniti. Donald Trump ha nuovamente sollecitato il Congresso ad approvare una versione del Clarity Act favorevole allo sviluppo dell’industria digitale americana, riducendo almeno temporaneamente l’incertezza regolamentare percepita dal mercato. (Reuters)
Il rally è stato poi amplificato da un fenomeno tipico dei mercati molto indebitati: lo short squeeze.
Molti trader avevano accumulato posizioni ribassiste durante le settimane di stagnazione. Quando Bitcoin ha iniziato a superare una dopo l’altra le principali resistenze, le perdite hanno costretto gli exchange a chiudere automaticamente una grande quantità di queste posizioni.
Secondo alcune rilevazioni, oltre 4 miliardi di dollari di posizioni short sarebbero state liquidate nel corso del movimento, contribuendo ulteriormente alla salita perché chi chiude una posizione ribassista deve acquistare l’asset sottostante. (Investor’s Business Daily)
È quindi corretto parlare di un risveglio del mercato.
È però ancora presto per definirlo l’inizio di un nuovo grande ciclo rialzista.
Bitcoin rimane lontano dai massimi storici e un rialzo molto rapido può essere seguito altrettanto rapidamente da prese di profitto. Parte del movimento, inoltre, è stato prodotto da fattori tecnici come le liquidazioni degli short, che non possono ripetersi indefinitamente.
Per ora il dato più significativo è probabilmente un altro: dopo mesi durante i quali Bitcoin sembrava incapace di uscire dall’area dei 60-65.000 dollari, il mercato ha dimostrato di poter ancora reagire molto velocemente quando cambia il quadro macroeconomico e politico.
Chi governa davvero Bitcoin?
Bitcoin viene spesso descritto come una moneta senza Stato, senza banca centrale e senza proprietario.
Ma se nessuno è al comando, chi decide come deve funzionare la rete?
La recente vicenda di BIP-110 offre un caso quasi didattico per capirlo.
BIP significa Bitcoin Improvement Proposal, cioè proposta di miglioramento di Bitcoin. Chiunque abbia sufficienti competenze tecniche può elaborare una proposta, discuterla pubblicamente e cercare di convincere sviluppatori, operatori dei nodi, miner e utilizzatori ad adottarla.
BIP-110 proponeva di limitare temporaneamente la possibilità di utilizzare le transazioni Bitcoin per inserire grandi quantità di dati non monetari, come immagini, testi e altri contenuti.
Il problema nasce soprattutto dal successo delle cosiddette Ordinals Inscriptions, spesso descritte in modo semplificato come gli NFT di Bitcoin.
Grazie a questa tecnologia è possibile associare immagini, testi o altri dati a singoli satoshi, le più piccole unità di Bitcoin. Per alcuni è una nuova possibilità creativa e commerciale; per altri significa utilizzare una blockchain monetaria come enorme archivio digitale.
I sostenitori di BIP-110 ritenevano quindi necessario riportare Bitcoin più vicino alla sua funzione originaria di sistema monetario.
Gli oppositori rispondevano invece con un principio altrettanto importante: se una transazione rispetta le regole del protocollo e paga la commissione richiesta, chi dovrebbe avere il diritto di stabilire che il suo contenuto è meno legittimo di un normale pagamento?
Tra i contrari si è schierato anche Michael Saylor, presidente di Strategy e probabilmente il più famoso sostenitore aziendale di Bitcoin al mondo.
Strategy detiene circa 840.000 BTC, equivalenti a circa il 4% del limite massimo dei 21 milioni di Bitcoin previsto dal protocollo.
Eppure questo non significa che Saylor possa decidere il futuro del protocollo.
Ed è qui che Bitcoin diventa particolarmente interessante.
Possedere Bitcoin non significa avere voti
In una normale società per azioni, chi possiede il 4% del capitale dispone indicativamente del 4% dei voti.
Bitcoin non funziona così.
Un soggetto può detenere un milione di Bitcoin e non avere formalmente più potere sul protocollo di una persona che ne possiede una frazione.
Le decisioni emergono invece dall’interazione tra diversi gruppi.
Gli sviluppatori possono scrivere nuove versioni del software, ma non possono obbligare nessuno a installarle.
I gestori dei nodi decidono quale software utilizzare e quindi quali regole considerare valide.
I miner producono i nuovi blocchi e indirizzano la propria potenza di calcolo verso la catena che intendono sostenere.
Exchange, wallet, società, fondi e altri operatori economici decidono quale versione della rete riconoscere e a quale asset attribuire il simbolo BTC.
Infine ci sono gli utenti e il mercato, che assegnano un valore economico alle diverse alternative.
In altre parole, Bitcoin non è governato attraverso un voto formale. È governato attraverso consenso, incentivi economici e coordinamento.
BIP-110 prova a separarsi e produce soltanto due blocchi
La vicenda è diventata ancora più interessante ad agosto.
La proposta necessitava di un livello significativo di sostegno da parte dei miner. In realtà il supporto è rimasto estremamente basso, arrivando soltanto a circa il 2,6% della potenza di mining, contro una soglia prevista del 55%. (CoinDesk)
I sostenitori hanno comunque avviato una catena separata.
Il risultato è stato quasi immediato: la nuova blockchain ha prodotto due soli blocchi e poi si è sostanzialmente fermata, mentre la rete Bitcoin principale continuava normalmente. (CoinDesk)
La causa è tecnica ma significativa.
La catena alternativa aveva ereditato la stessa difficoltà di mining di Bitcoin, ma disponeva soltanto di una piccola frazione della sua potenza di calcolo.
Produrre blocchi diventava quindi lentissimo e poco conveniente.
Bitcoin ha continuato a muoversi. Il fork praticamente no.
È una dimostrazione concreta del funzionamento della governance decentralizzata: nessuno ha formalmente vietato BIP-110.
I suoi sostenitori erano liberi di utilizzare quelle regole.
Ma quasi nessuno li ha seguiti.
E se un giorno lo scontro fosse davvero 50 contro 50?
La questione più interessante rimane aperta.
Questa volta Saylor si trovava dalla parte largamente maggioritaria e quindi la sua influenza personale è difficile da misurare.
Ma cosa accadrebbe se una futura proposta dividesse realmente Bitcoin?
In quel caso il ruolo dei grandi operatori potrebbe diventare molto più importante.
Strategy, BlackRock, gli exchange e i grandi custodi non dispongono formalmente di un voto proporzionale ai Bitcoin controllati.
Possono però influenzare enormemente il mercato.
Un grande exchange potrebbe decidere quale delle due catene mantenere con il simbolo BTC. Un gestore di ETF dovrebbe stabilire quale asset rappresenta effettivamente il Bitcoin posseduto dal fondo. Le grandi società potrebbero dichiarare quale rete considerano autentica.
Il protocollo rimarrebbe decentralizzato, ma l’economia costruita intorno ad esso potrebbe esercitare un’enorme influenza.
La domanda quindi non è soltanto se Bitcoin abbia o meno un padrone.
È più sottile:
Quanto può rimanere realmente decentralizzata una rete quando una parte crescente del suo valore economico passa attraverso grandi società, fondi ed exchange?
BIP-110 non ha prodotto lo scisma storico immaginato da alcuni titoli.
Ma ci ha ricordato come funziona una delle più grandi sperimentazioni di governance decentralizzata mai realizzate.
Un wallet del 2011 si sveglia dopo quindici anni
Tra una discussione sulla governance e una trasformazione industriale miliardaria, il mondo Bitcoin continua anche a regalarci storie che sembrano provenire da un’altra epoca.
Il 16 agosto un wallet contenente 8,54 Bitcoin ha effettuato una transazione per la prima volta dopo circa quindici anni. (Decrypt)
I BTC erano arrivati all’indirizzo il 13 giugno 2011.
All’epoca un Bitcoin valeva circa 14 dollari.
Il valore originale del portafoglio era quindi poco superiore ai 100 dollari.
Oggi, con Bitcoin intorno ai 77.000 dollari, gli stessi 8,54 BTC valgono circa 657.000 dollari.
In termini puramente teorici, il valore di un singolo Bitcoin è aumentato di oltre 5.500 volte rispetto a quei livelli.
Ma la blockchain non ci racconta tutta la storia.
Non sappiamo chi possieda quelle chiavi private.
Non sappiamo se il proprietario abbia consapevolmente deciso di non toccare i Bitcoin per quindici anni, se abbia perso temporaneamente l’accesso al wallet, se le chiavi siano state recentemente recuperate oppure se siano passate a un’altra persona.
E soprattutto, una transazione non significa necessariamente che i Bitcoin siano stati venduti.
Potrebbero semplicemente essere stati trasferiti verso un wallet più moderno o sicuro.
Il fascino della notizia sta proprio qui.
Bitcoin possiede una sorta di archeologia finanziaria pubblica.
Tutte le transazioni rimangono sulla blockchain e quando un indirizzo inattivo dall’epoca pionieristica improvvisamente torna a muoversi, gli osservatori possono riconoscere immediatamente l’età di quelle monete.
È come vedere riaprire una cassaforte rimasta sigillata dall’inizio della storia di Bitcoin.
E non si tratta di un caso completamente isolato.
Pochi giorni prima un altro wallet risalente al 2011 aveva trasferito quasi 50 Bitcoin, oggi valutati diversi milioni di dollari. (CoinDesk)
Questi episodi ricordano anche quanto sia cambiato Bitcoin.
Nel 2011 possedere otto Bitcoin non significava essere ricchi. Oggi quello stesso piccolo portafoglio rappresenta il valore di un’abitazione.
Sono storie eccezionali e certamente non replicabili acquistando Bitcoin oggi alle stesse condizioni.
Ma aiutano a comprendere perché la criptovaluta abbia costruito intorno a sé una mitologia così potente.
Dai miner Bitcoin ai data center AI: il fenomeno diventa strutturale
Nella prima puntata di “Voci dal mondo crypto” avevamo raccontato una trasformazione apparentemente sorprendente.
TeraWulf, società nata principalmente per il mining di Bitcoin, aveva annunciato un contratto ventennale per mettere una parte importante delle proprie infrastrutture a disposizione di Anthropic, una delle principali società mondiali di intelligenza artificiale.
Il valore contrattualizzato era enorme: circa 19 miliardi di dollari in vent’anni.
Poteva sembrare una storia particolare.
Oggi appare sempre meno così.
Anche Riot Platforms, uno dei più conosciuti miner Bitcoin quotati negli Stati Uniti, ha siglato un accordo ventennale con Anthropic.
Il contratto riguarda circa 191 megawatt di capacità presso il grande campus di Rockdale, in Texas, e dovrebbe generare circa 9,1 miliardi di dollari di ricavi contrattualizzati nel periodo previsto. (Barron’s)
Insieme agli accordi di TeraWulf, Anthropic ha quindi impegnato decine di miliardi di dollari nel lungo periodo verso infrastrutture sviluppate originariamente per un’altra industria: il mining di criptovalute.
La ragione diventa sempre più evidente.
Un grande miner Bitcoin possiede già molte delle cose di cui l’intelligenza artificiale ha disperatamente bisogno:
- enormi connessioni alla rete elettrica;
- disponibilità di centinaia di megawatt;
- terreni industriali;
- sistemi di raffreddamento;
- strutture progettate per funzionare continuamente;
- rapporti con produttori e fornitori di energia;
- esperienza nella gestione di enormi quantità di hardware.
Il tipo di apparecchiatura utilizzato per Bitcoin è diverso dalle GPU necessarie per addestrare e utilizzare i modelli di intelligenza artificiale.
Ma l’infrastruttura energetica che sta dietro alle macchine è molto simile.
Ed è proprio quella ad essere diventata una delle risorse più scarse nella corsa globale all’AI.
Forse il vero business non era il Bitcoin
La trasformazione suggerisce una lettura interessante.
Per anni abbiamo considerato queste società essenzialmente come produttori di Bitcoin.
Oggi scopriamo che una parte importante del loro valore potrebbe risiedere altrove.
Il vero patrimonio strategico può essere costituito dai megawatt disponibili, dai collegamenti alla rete, dai terreni e dalle autorizzazioni necessarie per utilizzare enormi quantità di energia.
Bitcoin è stato il primo business capace di rendere economicamente conveniente costruire quelle infrastrutture.
L’intelligenza artificiale potrebbe diventare il secondo.
Per i miner esiste inoltre un’importante differenza economica.
I ricavi del mining dipendono dal prezzo di Bitcoin, dalla difficoltà della rete, dal costo dell’energia e dagli halving che periodicamente riducono la ricompensa per ogni blocco.
Un contratto ventennale con una grande società AI offre invece una maggiore prevedibilità dei flussi di cassa.
Questo non significa necessariamente che il mining di Bitcoin scomparirà.
Alcune società potrebbero continuare entrambe le attività, distribuendo l’energia verso quella economicamente più conveniente.
Ma quando due grandi miner ottengono contratti ventennali da Anthropic per decine di miliardi di dollari, non siamo più davanti a una semplice curiosità.
Sta nascendo un nuovo settore a metà strada tra crypto mining, energia e infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Bitcoin continua a cambiare senza smettere di essere Bitcoin
Le quattro storie di questa puntata mostrano quattro volti molto diversi dello stesso ecosistema.
Il rally verso 77.000 dollari dimostra quanto rapidamente possa cambiare il sentiment di mercato.
BIP-110 ricorda che dietro il prezzo esiste una rete che deve continuamente trovare un equilibrio tra sviluppatori, nodi, miner, imprese e utenti.
Il vecchio wallet del 2011 ci riporta invece alle origini, quando pochi dollari potevano acquistare quantità di Bitcoin che oggi valgono centinaia di migliaia di dollari.
Infine, la trasformazione dei miner in fornitori dell’intelligenza artificiale mostra come l’economia costruita intorno a Bitcoin possa evolvere in direzioni che i suoi primi utilizzatori difficilmente avrebbero immaginato.
Forse è proprio questa una delle caratteristiche più interessanti del settore crypto.
Bitcoin cambia prezzo, cambia pubblico e cambia l’industria che gli cresce intorno.
Ma la rete continua a funzionare secondo una struttura creata quasi vent’anni fa, nella quale nessun singolo soggetto può semplicemente ordinare agli altri quale strada seguire.
Ed è probabilmente questo equilibrio tra continuità e trasformazione che continuerà a produrre nuove “voci dal mondo crypto”.
Fonti
CoinMarketCap – Historical Snapshot, 14 agosto 2026
https://coinmarketcap.com/historical/20260814/
Investing.com – Bitcoin Historical Data
https://www.investing.com/crypto/bitcoin/historical-data
Associated Press – Bitcoin e oro protagonisti della settimana
https://apnews.com/article/be7df8c0eaa159e4149df8efc4000fc9
Financial Times – Bitcoin e oro in forte rialzo
https://www.ft.com/content/7e0c8dc0-e957-420a-bba3-d33666d919b8
Reuters – Crypto e azioni del settore in rialzo dopo l’intervento del Tesoro USA
https://www.reuters.com/legal/government/bitcoin-crypto-shares-climb-after-trump-pushes-clarity-act-2026-08-20/
Wall Street Journal – Bitcoin sopra 77.000 dollari
https://www.wsj.com/livecoverage/stock-market-today-dow-sp-500-nasdaq-08-21-2026/card/bitcoin-nears-80-000-on-trump-support-weaker-dollar-81HE3C6FkBcljvY8IKFA
Investor’s Business Daily – Rally di Bitcoin, liquidazioni short e flussi ETF
https://www.investors.com/news/bitcoin-price-3-month-high-79000-treasury-bonds-short-squeeze-bitcoin-etfs-crypto-stocks/
CoinDesk – BIP-110 produce due blocchi e poi si ferma
https://www.coindesk.com/tech/2026/08/09/controversial-bitcoin-fork-bip-110-mines-two-blocks-then-stops
CoinDesk – Il fork BIP-110 rimane centinaia di blocchi indietro
https://www.coindesk.com/tech/2026/08/11/bitcoin-s-bip-110-fork-is-300-blocks-behind-btc-and-six-years-from-fixing-itself
CoinDesk – Un miner rifiuta BIP-110 nonostante utilizzi un pool favorevole
https://www.coindesk.com/markets/2026/08/10/bitcoin-miner-rejects-bip-110-despite-mining-through-a-pool-that-supported-it
Decrypt – Un wallet Bitcoin del 2011 torna attivo dopo 15 anni
https://decrypt.co/375839/bitcoin-wallet-untouched-15-years-life
CoinDesk – Un altro wallet del 2011 sposta Bitcoin per milioni di dollari
https://www.coindesk.com/markets/2026/08/07/bitcoin-wallet-dormant-since-2011-moves-usd3-2-million-toward-falconx-linked-address
Barron’s – Anthropic e Riot Platforms firmano un accordo ventennale per infrastrutture AI
https://www.barrons.com/articles/anthropic-riot-platforms-deal-ai-bitcoin-f59f7a15









