
L’Intelligenza Artificiale e il Futuro dell’Economia Americana: Rischi e Opportunità
L’Intelligenza Artificiale (IA) sta assumendo un ruolo sempre più cruciale nell’economia americana e oltre. Mentre i benefici potenziali sono già stati ampiamente discussi, è fondamentale concentrarsi sui rischi associati a questa evoluzione.
Nel numero de Il Messaggero del 2 luglio, sono stati evidenziati tre principali preoccupazioni che potrebbero ostacolare l’adozione dell’IA. La prima è di natura subcosciente e si ricollega all’immaginario collettivo di una IA maligna, simile a Skynet dei film "Terminator", che minaccia l’umanità. La seconda preoccupazione riguarda la disoccupazione: se i robot hanno già sostituito molti lavori nei settori manifatturieri, i software IA potrebbero fare lo stesso negli ambienti d’ufficio. Infine, il terzo problema è legato all’hardware dell’IA: i data center (DC) richiedono ingenti risorse energetiche e idriche per il raffreddamento, incidendo così sulle spese domestiche. Un sondaggio di Gallup ha rivelato che il 70% degli americani è contrario all’installazione di un data center vicino alla propria abitazione.
Una Nuova Preoccupazione
A queste preoccupazioni si aggiunge oggi una quarta fonte di ansia: le spese per i data center hanno raggiunto una dimensione macroeconomica. Questa rivoluzione industriale sembra correre troppo avanti rispetto alla capacità di adattamento delle strutture esistenti.
Le rivoluzioni passate, come quelle legate al vapore, all’elettricità e all’informatica, hanno avuto un’implementazione graduale, consentendo a fabbriche e mercati di adattarsi. Al contrario, l’IA richiede investimenti immediati e significativi per poter funzionare. Come già evidenziato nel Messaggero del 26 maggio, è come se, durante la prima rivoluzione industriale, fosse stato necessario prima costruire un milione di macchine a vapore prima di poterle utilizzare.
Dati Recenti
Di recente sono stati pubblicati i dati relativi al secondo trimestre di quest’anno negli Stati Uniti, fornendo un quadro utile per comprendere l’impatto dei data center e dell’IA sull’economia. Il primo grafico mostra come, nell’ultimo anno (dal secondo trimestre 2025 al secondo trimestre 2026), le spese per l’IA abbiano contribuito significativamente alla crescita economica. Queste spese vengono registrate sotto le voci "Attrezzature per l’elaborazione delle informazioni e software", e sebbene non tutti i miliardi investiti siano esclusivamente destinati all’IA, è chiaro che quest’ultima ha influito notevolmente su queste categorie di spesa.
La "dignità macroeconomica" di cui si parlava prima è confermata: quasi la metà della crescita del PIL è attribuibile agli investimenti in IA. Lo stesso vale per la domanda interna, mentre per gli investimenti privati, escludendo le abitazioni, il contributo dell’IA supera addirittura il 100%, indicando che tutte le altre spese sono state superate da quelle destinate all’IA.
La Lotta tra Investimenti
Il secondo grafico illustra l’andamento delle spese per l’IA rispetto ad altri investimenti produttivi. Si osserva che le spese per altre categorie di investimento sono diminuite nell’ultimo anno. Gli economisti parlano di "crowding out" per descrivere come un aumento della spesa pubblica possa soffocare gli investimenti privati. Questo concetto può essere applicato anche alla situazione attuale: le aziende sono costrette a limitare o ridurre i loro investimenti in settori diversi dall’IA per poter finanziare le spese necessarie per l’adozione di questa tecnologia. Inoltre, è importante notare che le spese per i data center includono non solo server e chip, ma anche i costi di costruzione degli edifici necessari, il che implica che, se si considerassero anche questi ultimi, l’impatto delle spese per l’IA sarebbe ancora più significativo.
Alla base di questa corsa ai data center c’è la speranza che i ritorni sugli investimenti giustifichino le spese sostenute. Tuttavia, l’entità di tali investimenti inizia a destare preoccupazione.











