
29 settembre 2026 | 12:30
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Marco Alverà, fondatore di Zhero, una piattaforma di investimenti focalizzata sulle infrastrutture per la transizione energetica, ha condiviso con l’Adnkronos un’analisi della situazione attuale del mercato energetico. Alverà, con un’esperienza di 12 anni in Eni e come amministratore delegato di Snam, ha sottolineato l’importanza di disporre di diesel, piuttosto che di semplice petrolio. “Il vero nodo della questione è di natura industriale e concerne la disponibilità di prodotti raffinati e la capacità di produrli”. Ha quindi evidenziato la necessità di mantenere attive le capacità di raffinazione, poiché la transizione energetica deve avvenire in modo graduale, senza abbandonare infrastrutture che, in periodi di crisi geopolitica, diventano fondamentali.
Il prezzo dei carburanti ha ormai superato una soglia psicologica molto importante: la benzina oltre i due euro e il diesel che si avvicina ai 2,50 euro. Quanto è preoccupante questa situazione?
“È una condizione che richiede un’attenzione particolare. Il costo del petrolio acquistato dalle raffinerie per la produzione di diesel è attualmente molto elevato, e ci troviamo a fronteggiare mercati estremamente volatili. Pertanto, è essenziale mantenere alta l’attenzione sui prezzi finali dei carburanti e sulle dinamiche che li influenzano”.
Dopo Eni e Ip, anche Q8 ha introdotto un price cap o degli sconti. Quali conseguenze potrebbero subire i piccoli distributori?
“I margini nella distribuzione sono già molto ristretti, quindi non è possibile generalizzare. Si tratta di una situazione complessa che perdura da tempo e per la quale non si intravedono soluzioni immediate. È fondamentale continuare a monitorare attentamente l’andamento dei prezzi”.
Quale strategia di medio-lungo periodo suggerirebbe per l’Italia?
“La transizione ecologica deve necessariamente essere graduale. È cruciale mantenere la capacità di raffinazione, non solo per l’Italia, ma per l’intero sistema energetico globale. La crisi in Medio Oriente evidenzia chiaramente l’importanza della disponibilità di capacità industriale di raffinazione”.
Si può considerare l’idea di un embargo americano sulle esportazioni di diesel? Quali potrebbero essere le conseguenze?
“Con l’attuale incertezza, non si può escludere che negli Stati Uniti possa emergere l’intento di contenere i prezzi interni limitando le esportazioni. Questo rappresenterebbe un problema significativo, dato che gli Stati Uniti possiedono una capacità di raffinazione avanzata e sono una fonte importante di prodotti raffinati, incluso il diesel. È auspicabile evitare tale scenario”.
Pertanto, il problema per l’Italia non è soltanto diversificare le fonti di approvvigionamento di petrolio?
“Esattamente. È fondamentale disporre di diesel, non solo di petrolio. Per fare un’analogia: se si desidera un filetto, è necessaria l’intera mucca. Non basta quindi avere accesso alla materia prima; la questione è principalmente industriale, legata alla capacità di raffinazione e alla disponibilità dei prodotti raffinati che il mercato richiede”.
In questo contesto, sarebbe opportuno intervenire sulla fiscalità o sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere?
“Il tema principale è di natura industriale. È necessario investire e mantenere attiva la capacità di raffinazione. La fiscalità, invece, rappresenta una questione di carattere politico”.
Con il petrolio attorno ai 100 dollari, abbiamo già osservato conseguenze significative sui prezzi di benzina e diesel. Se questa situazione persiste, quali effetti potremmo aspettarci?
“Ci sono segnali geopolitici da monitorare, ma attualmente non sembra esserci una soluzione immediata. La chiusura dello Stretto sta ostacolando il transito di milioni di barili, sia di petrolio che di prodotti raffinati. Indipendentemente dall’evoluzione della crisi, il messaggio è chiaro: nel medio-lungo periodo è necessario costruire nuova capacità di raffinazione o ripristinare, dove possibile, quella dismessa”.













