
Cassa integrazione per 8.622 operai: Taranto il sito più colpito
In un contesto già difficile, si aggiunge la richiesta di Acciaierie d’Italia per la cassa integrazione straordinaria di ulteriori 4.172 dipendenti a livello nazionale, portando il totale a 8.622 lavoratori. Taranto risulta essere il sito maggiormente penalizzato. Attualmente, l’autorizzazione in corso riguarda 4.450 unità, ma la nuova richiesta è motivata dalle necessità di conformarsi alle indicazioni dei tribunali, in particolare alla recente ordinanza della Corte d’Appello di Milano, che ha imposto la fermata dell’area a caldo dello stabilimento tarantino. Il decreto emesso il 27 luglio prevede una validità di 90 giorni. Intanto, il 20 ottobre è fissata un’udienza presso le Sezioni Unite della Cassazione per discutere il futuro dell’ex Ilva.
La cassa integrazione avrà un impatto significativo: a Taranto saranno coinvolti 6.964 lavoratori su un totale di 7.875, mentre a Genova 870 su 917, a Novi Ligure 515 su 542 e a Milano 117 su 127. L’azienda ha comunicato che rimarranno operative 1.004 unità per garantire la sorveglianza degli impianti e il rispetto degli obblighi amministrativi e ambientali. La notifica è stata inviata dai commissari straordinari ai sindacati, alle Regioni interessate e ai ministeri del Lavoro e delle Imprese. La nuova richiesta di cassa integrazione è valida fino al 28 febbraio.
I sindacati hanno descritto la situazione come un “dramma sociale”, evidenziando che quasi 9.000 lavoratori saranno sospesi simultaneamente. Guglielmo Gambardella, segretario nazionale della Uilm, ha sottolineato che si tratta di una situazione senza precedenti nella storia industriale italiana, affermando che la transizione industriale e ambientale non dovrebbe gravare sui lavoratori. Ha definito la nuova cassa integrazione come inaccettabile e lesiva della dignità dei lavoratori.
I rappresentanti dei metalmeccanici hanno chiesto investimenti e risorse, interventi per l’appalto e l’indotto, e una visione industriale che coinvolga direttamente lo Stato. Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim Cisl, ha dichiarato che, sebbene siano stati ottenuti importanti progressi nell’ultimo decreto del Consiglio dei Ministri, ci sono ancora molti aspetti da migliorare per garantire continuità occupazionale anche nelle aree a freddo.
La chiusura delle fabbriche ex Ilva in Piemonte
Contrariamente a quanto avvenuto in passato, Acciaierie d’Italia non anticiperà i fondi per gli ammortizzatori sociali, ma richiederà che sia l’INPS a effettuare i pagamenti. I commissari hanno dichiarato che la sospensione della produzione di manufatti in acciaio richiede l’implementazione di un piano operativo alternativo. Inoltre, è stata disposta la revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime, non più compatibili con la fermata delle attività.
Gli impianti sono già in fase di preriscaldo e la società prevede di rimodulare gli assetti aziendali a causa della sospensione delle produzioni di bramme e coils, con conseguenze sulle lavorazioni in tutti gli stabilimenti.
La notizia della cassa integrazione è giunta in concomitanza con la conclusione di cinque giorni di sciopero a Taranto. La Cassazione è attesa il 20 ottobre, giorno in cui è prevista anche una convocazione al ministero del Lavoro per discutere le misure straordinarie richieste dai sindacati. Un ulteriore incontro con le organizzazioni sindacali è previsto per il 27 ottobre a Palazzo Chigi.
In questo clima di incertezze, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb continuano a sollecitare risposte dal governo. Oggi pomeriggio, si svolgerà una grande manifestazione a Taranto, intitolata “Taranto torna a vivere!”, organizzata da comitati, associazioni e cittadini uniti sotto il nome “Onda del futuro”. Le richieste includono la chiusura della fabbrica, bonifiche e una riconversione economica. I manifestanti rivendicano il diritto della comunità tarantina alla salute, a un ambiente sano, a un lavoro dignitoso e a un futuro libero da un modello industriale che ha comportato costi umani, ambientali e sociali insostenibili per decenni.








