
Le dichiarazioni di voto sul Dpfp e sullo scostamento di bilancio sono in corso nell’Aula della Camera. Sono state depositate tre risoluzioni sullo scostamento e quattro sul Dpfp: nel primo caso i testi sono stati presentati dal centrosinistra unito, da Azione e dal centrodestra; sul Dpfp si aggiunge una proposta di Futuro Nazionale. A riferire i numeri è stato il presidente di turno della Camera, Sergio Costa. La sottosegretaria Lucia Albano ha espresso il parere favorevole del governo sulle due risoluzioni della maggioranza.
A chi gli chiedeva conto della scarsa presenza dei deputati, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha risposto sorridendo: «Io c’ero». All’inizio del suo intervento aveva salutato i «colleghi presenti», suscitando un applauso, e osservato che molti parlamentari avevano partecipato alle riunioni delle commissioni. In seguito, parlando con la Repubblica, ha ironizzato sulla poca propensione a lavorare sia il lunedì sia il martedì.
Il voto è stato fissato per martedì, anziché per lunedì, anche in considerazione delle obiezioni dei parlamentari a una programmazione immediatamente successiva al fine settimana.
Giorgetti alla Camera: «Si addensano nubi, continuiamo il consolidamento»
La richiesta di ricorrere allo scostamento di bilancio per attivare la clausola di salvaguardia Nec, legata a difesa ed energia, rappresenta «una scelta consapevole che si discosta dalla prudenza» più volte richiamata. Lo ha dichiarato Giorgetti intervenendo alla Camera. Secondo il ministro, si tratta di misure considerate sostenibili dalla Commissione e dai mercati nell’ambito di un percorso di tenuta dei conti pubblici italiani.
Pianificare su un orizzonte di tre anni, ha aggiunto, è particolarmente difficile in una fase di forte instabilità: le valutazioni del Fondo monetario internazionale, ha ricordato, vengono aggiornate ogni settimana. Il ministro ha paragonato la situazione alla necessità di verificare le condizioni di una nave prima di affrontare il mare aperto, quando le previsioni annunciano una tempesta, spiegando che è questo l’approccio seguito dal governo negli ultimi anni.
Giorgetti ha quindi ribadito l’intenzione di mantenere la rotta intrapresa, nonostante le incertezze che si profilano. Il documento, ha sostenuto, conferma l’impegno a consolidare i conti pubblici e a rispettare gli obiettivi della nuova governance europea. Se il quadro lo permetterà, ha concluso, l’Italia potrà uscire dalla procedura in primavera.
La diretta dalla Camera
La seduta è stata trasmessa in diretta dalla Camera.
Gli interventi in Aula
Monti: «Voterò contro lo scostamento»
Il senatore a vita Mario Monti ha annunciato il voto contrario allo scostamento di bilancio, intervenendo sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026. A suo giudizio, il mondo sta entrando in una crisi globale del debito pubblico, potenzialmente più grave di quella che colpì l’Italia: allora, ha osservato, le difficoltà erano concentrate nel nostro Paese, mentre il resto dell’Eurozona e gli Stati Uniti si trovavano in condizioni solide.
Le tensioni finanziarie attuali, secondo Monti, potrebbero protrarsi negli anni e riguardano oggi Paesi di peso maggiore nella gerarchia internazionale. Ha indicato negli Stati Uniti il principale responsabile della situazione e nella Francia il Paese più esposto all’interno dell’Unione europea, anche perché non ha adottato le misure che l’Italia è stata «indotta, ma non costretta» a introdurre. Da qui l’invito a prestare particolare attenzione alla gestione del debito e la decisione di votare contro la variazione di bilancio.
Guerra (Pd): «Il documento certifica il fallimento del governo»
Cecilia Guerra, del Partito democratico, ha espresso solidarietà a Giorgetti per aver parlato davanti a un’Aula quasi vuota. Secondo la deputata, è insolito che in un passaggio tanto rilevante siano assenti quasi tutti i parlamentari, e il ministro sarebbe stato lasciato solo dalla sua maggioranza. Guerra ha definito la situazione inaccettabile e il Dpfp privo di contenuti, sostenendo che il documento metta in evidenza il fallimento del governo e la forte vulnerabilità del Paese.
Nicita: «Crescita dello 0,1%, propaganda al massimo»
Nel corso dell’esame del Dpfp 2026, il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, ha contestato la richiesta di indebitamento, sostenendo che non sia stata accompagnata da spiegazioni adeguate e serva soltanto a liberare risorse in vista della campagna elettorale.
Nicita ha affermato che, al di là della propaganda, mancano elementi per valutare le intenzioni dell’esecutivo. Le stime, ha rilevato, indicano per il biennio 2027-28 una crescita del Pil di circa lo 0,1%. Considerando la modesta espansione registrata negli ultimi anni nonostante il contributo del Pnrr, il senatore ha giudicato inconsistente la strategia economica del governo.
A suo avviso, il nuovo indebitamento non è destinato a fronteggiare un’emergenza a sostegno di cittadini e imprese, ma a soddisfare richieste che ha definito prive di solide motivazioni in materia di difesa ed energia. Nicita ha infine auspicato che, sul fronte energetico, non si ricorra a strumenti simili alle accise mobili: a fronte di effetti limitati sui prezzi alla pompa, ha sostenuto, in passato sarebbe stato trasferito quasi un miliardo di euro ai produttori e ai distributori di carburante.












