
Dazi tra Europa e Stati Uniti: Meloni propone un’area di libero scambio
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso in un’intervista a Bloomberg la sua contrarietà ai dazi imposti tra Europa e Stati Uniti, definendoli un errore. Ha suggerito la necessità di perseguire un approccio opposto e ha proposto la creazione di un’area di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
Secondo quanto riportato, Meloni ha evidenziato il ruolo attivo dell’Italia nei negoziati tra Bruxelles e Washington, dichiarando: «Abbiamo cercato di alleviare la situazione il più possibile, cercando un accordo sostenibile e ragionevole». L’idea di un’area di libero scambio tra le due entità era stata discussa fino al 2016, quando i colloqui si sono interrotti a causa delle difficoltà nel raggiungere un accordo sui prodotti agricoli e sul Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip).
La posizione di Trump e le sfide future
A seguito della recente sentenza della Corte Suprema, che ha dichiarato illegittimi i dazi reciproci imposti, la reazione di Donald Trump è stata quella di incrementare le tariffe doganali globali, portandole prima al 10% e successivamente al 15%. Meloni ha commentato che, per affrontare questa situazione, è necessario un approccio che vada in direzione opposta, sottolineando però che ciò richiede la cooperazione di entrambe le parti. Nell’intervista, la premier ha affrontato anche altri temi, come la situazione bancaria, l’offerta pubblica di acquisto di Mps su Mediobanca e le questioni relative a Generali.
Il caso Mps-Mediobanca
Meloni ha affermato che «il ruolo del governo è terminato», chiudendo ufficialmente il capitolo dell’intervento pubblico in Monte dei Paschi di Siena, proprio mentre il titolo Mps registrava un calo del 6,2%, scendendo a 8,35 euro, trascinando Mediobanca a un ribasso del 5,4% a 18,66 euro. La premier ha descritto il salvataggio della banca senese come «un dossier complesso che abbiamo gestito con successo», sottolineando la solidità attuale dell’istituto e il disimpegno della governance da parte di Palazzo Chigi.
Prospettive future per Mps e Mediobanca
L’operazione di integrazione con Mediobanca, conclusa per 17 miliardi di euro, ha elevato Monte dei Paschi a terzo gruppo bancario del Paese, segnando un cambiamento significativo rispetto al passato di perdite e salvataggi di Stato. Il piano industriale prevede di restituire circa 16 miliardi di euro agli investitori entro il 2030, attraverso sinergie con Mediobanca.
La gestione attuale, sotto la direzione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, ha permesso al Ministero dell’Economia di ridurre la propria partecipazione al 4,9%, sancendo la fine del controllo diretto da parte del Tesoro. Meloni ha ribadito che Roma non parteciperà alla nomina di nuovi organi amministrativi, lasciando che siano i grandi soci privati a decidere il futuro della banca.
Riflessioni sul mercato bancario
Il disimpegno del governo si inserisce in una strategia più ampia, con l’intento di osservare senza interventi diretti i processi di consolidamento nel settore bancario. Meloni ha espresso favore verso la creazione di un «terzo polo bancario», ma ha chiarito che il raggiungimento di questo obiettivo non dipende dalla volontà del governo. Con la quota pubblica sotto la soglia critica, le decisioni strategiche ricadono ora sui vertici e sugli azionisti di riferimento.
Le aspettative su Generali
Il discorso di Meloni si è poi spostato su Assicurazioni Generali e sulla gestione del risparmio nazionale, considerato un elemento fondamentale per la ricchezza del Paese. La premier ha sottolineato l’importanza di gestire queste risorse in modo strategico, affinché possano contribuire al rafforzamento dell’economia italiana. Ha evidenziato che il risparmio privato non è solo una statistica, ma una leva di sovranità economica cruciale per la crescita del Paese.







