
Crollo della produzione petrolifera a causa della guerra in Medio Oriente
La produzione di petrolio sta subendo un forte calo a seguito del conflitto in Medio Oriente, avviato dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La situazione è destinata a deteriorarsi ulteriormente, poiché il nuovo leader della Repubblica Islamica, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha disposto la chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale transita circa il 20% del greggio e del gas naturale liquefatto a livello globale.
Il prezzo del petrolio ha immediatamente risentito di questi sviluppi, con il costo del barile che è risalito fino a 100 dollari. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), il conflitto sta causando “la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”, costringendo i produttori del Golfo a ridurre la loro produzione.
Nel suo ultimo rapporto mensile, l’AIE ha segnalato che “la produzione di greggio è attualmente in calo di almeno 8 milioni di barili al giorno”, con ulteriori 2 milioni di barili al giorno bloccati a causa di problemi legati ai prodotti petroliferi, inclusi i condensati. Questo rappresenta una perdita di quasi il 10% della domanda mondiale. L’AIE avverte che “senza una rapida ripresa dei flussi di spedizione” attraverso lo Stretto di Hormuz, “le perdite di petrolio aumenteranno”.
Per affrontare questa emergenza, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha annunciato che l’Italia rilascerà 9 milioni e 966 mila barili delle proprie riserve petrolifere, corrispondenti a circa il 2,5% del totale delle riserve disponibili dai Paesi membri dell’Agenzia internazionale per l’energia. In termini di prodotti rilasciati, si tratta di circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep).
Attualmente, le scorte petrolifere di sicurezza italiane ammontano a 11.903.843 tep, sufficienti per coprire 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, come previsto dalla normativa europea. A livello globale, la Cina risulta il Paese più dipendente dalle importazioni di petrolio dai Paesi del Golfo, con una quota che si attesta attorno al 50%, una dipendenza condivisa anche con altre nazioni asiatiche come Giappone, Corea del Sud e India.
Tuttavia, l’India ha segnalato di aver diversificato le proprie fonti di approvvigionamento. Il ministro del Petrolio, Hardeep Puri, ha dichiarato che l’importazione di greggio “non proveniente da Hormuz” ha raggiunto circa il 70% del totale, rispetto al 55% registrato prima dell’inizio del conflitto.
In questo contesto, sembra che la Russia stia beneficiando della situazione, incassando fino a 150 milioni di dollari al giorno grazie alle vendite di petrolio. Secondo il Financial Times, Mosca ha guadagnato un extra stimato tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari dalle tasse sulle esportazioni di petrolio, in seguito alla chiusura dello Stretto di Hormuz che ha incrementato la domanda di petrolio russo da parte di India e Cina.
Mercati finanziari in calo
La Borsa di Milano ha chiuso in territorio negativo, seguendo la tendenza del resto delle piazze europee, a causa degli effetti del conflitto in Iran. L’indice Ftse Mib ha perso lo 0,71%, attestandosi a 44.456 punti. Il settore bancario ha subito le perdite maggiori, con Mps che ha registrato un calo del 4,33%, Mediobanca del 3,88% e Unicredit del 3,74%. Al contrario, Leonardo ha visto un incremento del 5,69% grazie ai risultati finanziari, mentre Eni è salita del 2,26% in risposta all’aumento del prezzo del petrolio. Anche Tim (+1,99%) e Generali (+1,48%) hanno chiuso in positivo, quest’ultima grazie ai risultati economici e alla conferma dei target del proprio piano.
Tutte le altre Borse europee hanno chiuso in ribasso, mentre l’attenzione rimane concentrata sullo Stretto di Hormuz, con l’Iran che intende mantenerlo chiuso. Francoforte ha registrato una perdita dello 0,21%, con il Dax a 23.589 punti. Parigi ha visto un calo dello 0,71%, con il Cac 40 a 7.984 punti, mentre Londra ha chiuso con un ribasso dello 0,47%, con il Ftse 100 a 10.305 punti.













