Primi effetti del conflitto sui prezzi: l’inflazione in Italia

A marzo, l’inflazione in Italia ha raggiunto l’1,7%, in aumento rispetto all’1,5% di febbraio, principalmente a causa dell’aumento dei costi energetici e dei prodotti alimentari freschi. I beni alimentari, insieme a quelli per la cura della casa e della persona, hanno subito un rincaro del 2,2%. Secondo le stime dell’Istat, la tendenza al rialzo è evidente, e i consumatori, insieme alle imprese, avvertono che questa situazione rappresenta solo l’inizio.

Il timore diffuso è che le conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente si faranno sentire con maggiore intensità a partire da aprile, mese in cui la Pasqua si preannuncia costosa. Con il petrolio e il gas al centro della crisi, anche i dati a livello europeo confermano un incremento dei prezzi. L’Eurostat riporta un’inflazione del 2,5% nell’area euro a marzo, in crescita rispetto all’1,9% di febbraio, principalmente a causa dell’impennata dei costi energetici causata dalla guerra.

In questo contesto, si considera il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e l’importanza strategica dello Stretto di Hormuz come rotta commerciale. L’Istat spiega che l’aumento dell’inflazione è attribuibile in gran parte all’accelerazione dei prezzi nel settore energetico, che ha visto una variazione annuale del -2,3% rispetto al -6,6% di febbraio, e un incremento mensile del +4,9%. Gli alimenti non lavorati, in particolare frutta e ortaggi, hanno registrato un aumento del 4,4%, rispetto al 3,7% di febbraio. Tuttavia, si è osservato un effetto di contenimento grazie al rallentamento dei prezzi di alcuni servizi, in particolare quelli ricreativi e culturali, che sono aumentati del 3,0% rispetto al 4,9% precedente.

Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,5%. Analizzando i dati mensili, si evidenziano i rincari nei beni energetici, con un incremento sia delle tariffe di luce e gas sul mercato tutelato che dei carburanti. Il costo del gasolio per i mezzi di trasporto è aumentato del 12%, mentre quello della benzina ha registrato un incremento del 4,8%.

Questa situazione preoccupa ulteriormente i consumatori. Secondo il Codacons, “l’effetto Iran sull’inflazione è al momento contenuto, ma l’accelerazione dei prezzi energetici rappresenta un segnale allarmante per le famiglie”. Di conseguenza, è giunta una richiesta trasversale al governo per prorogare il taglio delle accise, che scadrà il 7 aprile, quando terminerà lo sconto di 24,4 centesimi di euro sui carburanti, introdotto il 19 marzo.

In assenza di interventi, avverte il Codacons, il gasolio al self-service potrebbe superare i 2,3 euro al litro, comportando un ulteriore aggravio per le spese di rifornimento e per i prezzi al dettaglio dei prodotti trasportati. Anche l’Unione Nazionale Consumatori sottolinea che l’attuale lieve aumento dell’inflazione “non deve trarre in inganno, si tratta solo di un’illusione destinata a svanire”. Facendo i conti, un’inflazione dell’1,7% per una coppia con due figli comporterebbe un incremento della spesa annua di 622 euro. Federconsumatori chiede un intervento “urgente e determinato” per supportare le famiglie.

Le aziende fanno eco a questa richiesta. Federdistribuzione invita tutta la filiera a mantenere un “senso di responsabilità” per evitare aumenti ingiustificati, che aggraverebbero la già fragile situazione dei consumi. Confesercenti stima che, con i livelli attuali di prezzo di petrolio e gas, l’inflazione potrebbe tornare al +2,9% nel 2026. Attualmente, Confcommercio segnala che l’inflazione “sembra ancora sotto controllo”, ma potrebbe deteriorarsi già ad aprile, mese in cui i consueti andamenti stagionali di turismo e trasporti potrebbero essere amplificati dalle conseguenze del conflitto in Iran. Con la Pasqua alle porte, alcuni beni hanno già subito rincari significativi: la verdura è aumentata del 9,6% su base annua, la carne del 6,4%. Uova e prodotti a base di cioccolato costano in media il 6,6% in più rispetto allo scorso anno.

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