Settimana analizzata: 22–26 giugno 2026
Sottotitolo: Cosa è successo sui mercati finanziari e cosa guardare ora

La settimana 26 del 2026 si è chiusa con un messaggio meno euforico rispetto alle settimane precedenti: il mercato non ha abbandonato il tema dell’intelligenza artificiale, ma ha iniziato a prendere profitto proprio su una parte dei titoli che più avevano corso.

A Wall Street il movimento è stato molto chiaro. L’S&P 500 ha perso circa il 2% nella settimana, il Nasdaq il 4,6%, mentre il Dow Jones ha guadagnato lo 0,6% e il Russell 2000 l’1%. La debolezza non è stata quindi generalizzata: è stata soprattutto una rotazione fuori dai grandi titoli tecnologici e dai semiconduttori, verso aree più difensive o rimaste più indietro. Secondo AP, venerdì l’S&P 500 ha chiuso a 7.354,02 punti, il Nasdaq a 25.297,62, il Dow Jones a 51.876,11 e il Russell 2000 a 3.010,08. AP

I principali movimenti degli indici

Negli Stati Uniti la settimana è stata segnata dalla debolezza del Nasdaq, penalizzato dalla correzione dei titoli più legati all’AI e ai chip. Il dato più interessante, però, è il confronto interno: mentre il Nasdaq ha sofferto, il Russell 2000 ha chiuso la settimana in rialzo.

Questo indica che non siamo davanti a un semplice “risk off” generalizzato. Piuttosto, il mercato ha ridotto l’esposizione verso i titoli più affollati e con valutazioni più tirate, premiando invece una parte delle small cap e dei settori meno concentrati.

In Europa il quadro è stato più misto, ma anche qui il tema della settimana è stato simile: meno entusiasmo automatico sui titoli tecnologici e maggiore attenzione alla qualità degli utili, alla tenuta dei margini e alla sensibilità ai tassi.

I settori migliori e peggiori

Il settore peggiore della settimana è stato quello dei semiconduttori. Reuters ha segnalato che i chip USA hanno perso il 5,3% nella seduta di venerdì e circa il 7,7% nella settimana, il peggior calo settimanale da marzo 2025. Reuters via MarketScreener

Il punto interessante è che questa correzione è arrivata nonostante risultati e previsioni forti da parte di Micron. La società ha dato indicazioni positive sulla domanda di memorie per l’AI, e insieme a Qualcomm aveva inizialmente rilanciato l’interesse sul comparto. Ma il mercato ha poi guardato oltre la singola trimestrale, chiedendosi se le valutazioni dell’intero settore non fossero ormai troppo spinte dopo mesi di rialzi. Reuters via Investing.com

Tra i settori più resistenti si sono invece visti healthcare, real estate e parte delle small cap. Non significa che il mercato stia diventando difensivo in modo netto, ma che la leadership si sta allargando e, allo stesso tempo, diventando più selettiva.

Le notizie macro più importanti

La principale notizia macro della settimana è arrivata dagli Stati Uniti, con il dato PCE di maggio. Il PCE price index è salito dello 0,4% su base mensile e del 4,1% su base annua; il PCE core, esclusi alimentari ed energia, è salito dello 0,3% mensile e del 3,4% annuo. È un dato importante perché il PCE è una delle misure di inflazione più seguite dalla Federal Reserve. BEA

Il messaggio macro è quindi scomodo per i mercati: i consumi restano positivi, ma l’inflazione rimane troppo alta per dare alla Fed piena libertà di tagliare i tassi rapidamente. In altre parole, l’economia americana non è debole, ma proprio per questo la banca centrale non può ancora dichiarare conclusa la battaglia contro l’inflazione.

Il secondo tema macro è stato il petrolio. Dopo settimane di tensione legate allo Stretto di Hormuz, i prezzi del greggio sono scesi con forza grazie alla ripresa dei flussi di petroliere. Il Brent ha chiuso venerdì a 71,99 dollari al barile, in calo di oltre il 10% nella settimana, mentre il WTI è sceso a 69,23 dollari. Reuters via Investing.com

Questo calo del petrolio è positivo per l’inflazione attesa, ma va letto con prudenza: la normalizzazione dei flussi riduce il premio geopolitico, non elimina il rischio geopolitico.

Le aziende e i titoli più citati

Il titolo più importante della settimana è stato Micron Technology. La società ha riportato indicazioni forti sulla domanda di memorie legate all’intelligenza artificiale, confermando che la spesa per infrastrutture AI resta molto robusta. Tuttavia, il successivo calo del comparto chip mostra che il mercato non si accontenta più della narrativa generale: vuole capire chi guadagna davvero, con quali margini e a quali valutazioni.

Accanto a Micron sono stati molto citati anche Qualcomm, Nvidia, Broadcom, ASML, Infineon e STMicroelectronics, tutti collegati in modo diverso alla filiera AI e semiconduttori.

Tra i grandi titoli tecnologici americani, invece, la settimana ha mostrato maggiore fragilità. La correzione non indica necessariamente la fine del ciclo AI, ma segnala che una parte del mercato sta iniziando a distinguere fra crescita reale degli utili e aspettative già molto incorporate nei prezzi.

Il tema dominante della settimana

Il tema dominante può essere riassunto così:

l’AI resta il grande motore di mercato, ma non basta più da sola a sostenere ogni valutazione.

Nella fase iniziale di un grande trend, il mercato tende spesso a comprare tutto il settore. Nelle fasi successive, invece, diventa più selettivo. Questa settimana sembra appartenere alla seconda fase.

Micron ha confermato che la domanda reale per infrastrutture AI è forte. Ma la correzione dei semiconduttori dice anche che gli investitori stanno iniziando a chiedersi quanto di questa crescita sia già nei prezzi. È una distinzione importante: il tema AI può restare strutturale, ma i titoli AI possono comunque correggere se le valutazioni diventano troppo esigenti.

Cosa guardare nella settimana successiva

La prossima settimana sarà dominata soprattutto dai dati sul mercato del lavoro americano. Il rapporto ufficiale sull’occupazione USA di giugno sarà pubblicato giovedì 2 luglio alle 08:30 ET, cioè alle 14:30 in Svizzera. BLS

Il dato sarà importante perché arriva dopo una settimana in cui l’inflazione PCE è rimasta alta. Se il mercato del lavoro dovesse risultare ancora forte, la Fed avrebbe meno spazio per ammorbidire la politica monetaria. Se invece emergesse un rallentamento netto, i mercati potrebbero tornare a scommettere su tassi meno restrittivi.

Da seguire anche gli indici ISM americani, l’inflazione flash dell’area euro e il CPI svizzero. Per l’Europa sarà importante capire se l’inflazione resta vicina ai livelli di maggio, quando Eurostat aveva stimato un’inflazione annua del 3,2% nell’area euro. Il prossimo flash estimate per giugno è previsto il 1° luglio. Eurostat

Calendario macro della settimana successiva

GiornoIndicatoreAreaPerché conta
Lunedì 29 giugnoDallas Fed Manufacturing IndexUSASegnale regionale sull’industria americana
Martedì 30 giugnoJOLTS job openingsUSAMisura domanda di lavoro e pressione salariale
Martedì 30 giugnoPMI CinaCinaIndicazione sulla crescita asiatica e domanda globale
Martedì 30 giugnoInflazione Germania e ItaliaEuropaAnticipazione del dato eurozona
Mercoledì 1 luglioInflazione flash area euroEurozonaDato chiave per BCE e tassi europei
Mercoledì 1 luglioADP Employment ReportUSAAnticipo sul mercato del lavoro privato
Mercoledì 1 luglioISM manifatturieroUSAStato dell’industria e pressioni sui prezzi
Giovedì 2 luglioEmployment Report giugnoUSADato più importante della settimana
Giovedì 2 luglioRichieste sussidi disoccupazioneUSASegnale ad alta frequenza sul lavoro
Giovedì 2 luglioCPI SvizzeraSvizzeraRilevante per BNS, franco e tassi svizzeri
Venerdì 3 luglioFestività USAUSAMercati americani chiusi per Independence Day

Conclusione

La settimana 26/2026 non segna la fine del tema AI, ma forse la fine della sua fase più facile. Il mercato continua a credere nella crescita dell’intelligenza artificiale, ma non compra più automaticamente tutto ciò che è collegato ai semiconduttori o alle mega-cap tecnologiche.

Il messaggio per gli investitori è prudente ma non negativo: la liquidità non sta uscendo completamente dal mercato, si sta spostando. La rotazione verso small cap, healthcare e settori meno affollati suggerisce un mercato ancora vivo, ma più esigente.

La prossima settimana dirà se questa rotazione resterà ordinata o se i dati sul lavoro americano riapriranno il tema più delicato: un’economia ancora forte, ma con inflazione troppo alta per permettere alla Federal Reserve di rilassarsi davvero.

Fonti principali: AP, Reuters, Bureau of Economic Analysis, Bureau of Labor Statistics, Eurostat.