
Trasferirsi all’estero: una scelta razionale per i giovani italiani
Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) sull’occupazione giovanile, trasferirsi all’estero rappresenta una decisione razionale per i giovani italiani, data la mancanza di opportunità, salari adeguati e prospettive di carriera nel paese. Nonostante la crescita dell’occupazione, il mercato del lavoro italiano continua a presentare gravi ritardi, con quasi quattro giovani disoccupati ogni adulto sopra i 25 anni in cerca di lavoro. La situazione è ulteriormente aggravata dalla crisi demografica che ha portato alla perdita di 367.000 persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni dal 2014 al 2023, di cui quasi il 40% laureati. L’agenzia delle Nazioni Unite avverte che per l’Italia ciò equivale a una perdita di capitale umano fondamentale per l’innovazione, la produttività e lo sviluppo. Sebbene si siano registrati progressi, come la significativa riduzione dei Neet, i giovani senza impiego e al di fuori di percorsi educativi e formativi, che si sono dimezzati dal 25,7% al 13,3% nell’ultimo decennio, persistono instabilità e sottoccupazione.
Nel 2025, il 31,3% dei lavoratori tra i 15 e i 29 anni avrà un contratto a termine, mentre il 61,4% sarà impiegato part-time a causa della mancanza di opportunità a tempo pieno. Si evidenziano anche disparità significative che colpiscono le ragazze e i giovani del Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione per la fascia di età 15-29 anni è del 14,4%, superiore alla media europea, fissata all’11,6%. L’Ilo sottolinea che non è sufficiente facilitare l’ingresso in qualsiasi occupazione; in un paese che invecchia rapidamente, è essenziale valorizzare il lavoro giovanile. Pertanto, il successo delle politiche dovrebbe essere valutato in base alla loro capacità di guidare i giovani verso una transizione verso lavori dignitosi e sostenibili.
Il quadro occupazionale potrebbe subire un ulteriore deterioramento a causa della diffusione dell’intelligenza artificiale (IA). Secondo l’Ilo, le occupazioni tradizionalmente accessibili ai giovani, come quelle d’ufficio, nei servizi e nel settore manifatturiero, sono tra le più vulnerabili all’automazione. Attualmente, il 6,1% dei posti di lavoro occupati da giovani tra i 15 e i 29 anni risulta fortemente esposto ai cambiamenti provocati dall’IA. In Europa, quasi il 15% dell’occupazione giovanile presenta un’alta esposizione a tali rischi.
Tuttavia, cresce anche la domanda di professioni tecniche altamente specializzate, come quelle nei settori della scienza, della salute e dell’ingegneria. Se si ipotizzasse la scomparsa del 10% dei posti di lavoro più a rischio, si potrebbero generare 5,6 milioni di transizioni occupazionali potenziali a livello globale, di cui circa 590.000 nella subregione europea. L’Ilo precisa che l’esposizione non implica necessariamente la perdita di posti di lavoro, poiché gli esiti dipendono dall’accesso alla tecnologia, dalle competenze dei lavoratori e dalle scelte organizzative delle aziende.
Sukti Dasgupta, direttrice del Dipartimento dell’Ilo per l’occupazione, le competenze e le imprese sostenibili, ha affermato: "Nonostante l’impatto diretto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione giovanile non sia ancora chiaro, non possiamo permetterci di sottovalutare i rischi. È fondamentale intensificare gli investimenti nelle competenze, nell’apprendimento continuo e nella protezione sociale per permettere ai giovani di adattarsi ai cambiamenti e sfruttare nuove opportunità". Questa cautela è particolarmente necessaria in un contesto globale in cui il mercato del lavoro giovanile sta rallentando. Nel 2025, il tasso globale di disoccupazione giovanile è previsto al 12,4% (67 milioni di persone), in aumento rispetto al 12,3% del 2023, mentre il tasso di Neet ha raggiunto il 20%, pari a 257 milioni di giovani. I paesi con reddito più elevato, come quelli dell’America del Nord, hanno registrato i maggiori aumenti nella disoccupazione giovanile, con un tasso che è salito dall’8,3% del 2023 al 9,8% nel 2025. "Una generazione che non riesce a trovare un lavoro dignitoso non può costruire un futuro con fiducia", ha dichiarato Gilbert F. Houngbo, direttore generale dell’Ilo.










