
Oggi si prevede un forte disagio nelle città italiane a causa del primo sciopero dei taxi del 2023, che coinvolgerà diverse regioni, ad eccezione dell’Umbria. I tassisti, rappresentati da circa venti sindacati, incroceranno le braccia dalle 8 alle 22 per protestare contro il governo e l’ingresso di multinazionali come Uber nel settore. A Roma sono previsti anche presidi di protesta.
Un gruppo di tassisti provenienti da altre città si radunerà all’aeroporto di Fiumicino, da dove partirà un corteo diretto a Piazza Bocca della Verità, per poi proseguire verso Montecitorio, dove dalle 11 si svolgerà un “corteo statico”. Si distaccano dalla protesta l’Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi, che hanno deciso di non partecipare.
Oggi è intervenuto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, dichiarando: “Ho convocato le associazioni per domani. Non ho voluto interferire, quindi è giusto che ognuno faccia sentire le proprie rivendicazioni. Domani pomeriggio incontrerò tutte le sigle dei taxi al Ministero”. Questa affermazione è stata fatta durante il convegno della Lega ‘Visione turismo. Politiche, territori, competenze, futuro’, svoltosi al Senato.
Salvini ha poi aggiunto: “Negli ultimi tre anni ho gestito tavoli di confronto complessi, riguardanti questioni come il balneare, il Ponte sullo Stretto, l’Alta velocità e gli espropri. Tuttavia, le trattative più difficili sono state quelle tra taxi e Ncc, che sono state delle vere e proprie sfide. Per arrivare a un buon esito, bisogna affrontare il problema nel modo giusto”.
I sindacati che partecipano allo sciopero chiedono “regole chiare” per le piattaforme digitali, affinché si eviti il dominio degli algoritmi, e richiedono la conclusione dell’iter dei decreti attuativi della legge contro l’abusivismo, oltre alla tutela del servizio taxi come servizio pubblico locale. “Chiediamo con urgenza al governo di riaprire il tavolo di confronto sui decreti attuativi che la categoria attende dal 2019”, ha dichiarato la Uiltrasporti.
Il sindacato denuncia che “non è più accettabile il silenzio delle istituzioni di fronte all’ingresso aggressivo delle multinazionali” nel settore, sostenendo che la qualità e la sicurezza “non possono essere delegate a delle app senza un controllo pubblico”.
La Cgil non usa mezzi termini, accusando l’esecutivo Meloni. “Lo sciopero dei taxi di oggi è una protesta contro un governo che non ha mantenuto le promesse; è una difesa del servizio pubblico e del futuro dei tassisti, che hanno investito in una licenza rilasciata da un comune e operano secondo turni e orari stabiliti dalle autorità locali”, ha affermato Nicola Di Giacobbe, coordinatore nazionale di Unica Taxi Cgil.
Di Giacobbe ha anche sottolineato che “non si può lasciare che un algoritmo decida a discapito del servizio pubblico”, aggiungendo che “questo governo è o complice delle multinazionali o non è in grado di far rispettare la legge”.
In contrasto, Uri e itTaxi esprimono fiducia nel governo e nel dialogo istituzionale. “Chi promuove questo sciopero dovrebbe contestare se stesso”, ha affermato il presidente Loreno Bittarelli, ricordando che alcune delle sigle attualmente in piazza avevano richiesto nel 2019 modifiche alla legge quadro, “creando un vuoto normativo con conseguenze disastrose”.
Settimana critica per i trasporti locali
Questa settimana si preannuncia complicata per i trasporti, a causa di vari scioperi a livello territoriale. Oggi, 13 gennaio – oltre ai taxi – il personale della società Busitalia Sita nord si fermerà per 24 ore in Umbria.
Il 14 gennaio, il trasporto merci si fermerà per una giornata, coinvolgendo il personale delle società Dinazzano Po e Captrain Italia. Il 15 gennaio, invece, il personale delle aziende del gruppo Atm di Milano effettuerà uno sciopero di 24 ore.
Il trasporto pubblico locale tornerà a fermarsi il 16 gennaio in Molise (per 5 ore, riguardante le aziende del servizio extraurbano), mentre a Roma saranno colpite le autolinee Scoppio (per 4 ore) e gli autoservizi Russo. A Palermo, i bus delle società Segesta si fermeranno per 24 ore, così come quelli di Etna Trasporti a Catania e Interbus ad Enna.
Gli scioperi continueranno per tutto il mese: il 23 gennaio, il personale della società Trenitalia omcc di Santa Maria la Bruna (Napoli) si fermerà per 8 ore, mentre il 29 gennaio il personale della Conerobus di Ancona osserverà una giornata di sciopero. Infine, il 30 gennaio, ci sarà un’interruzione di 8 ore per il personale di Rfi – circolazione e orario nell’area di Bologna, e di 4 ore per i lavoratori delle autolinee Gallo, Giamporcaro e Sais.
Il mese si concluderà con uno sciopero nel settore aereo, previsto per il 31 gennaio, con un’interruzione di 4 ore per i controllori di volo dell’Enav all’aeroporto di Verona. Questa protesta avrà valenza interregionale.
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