
Analisi della Situazione sul Consolidamento Bancario in Italia
Il fine settimana ha portato una momentanea tranquillità nella complessa questione del consolidamento bancario in Italia, ma si tratta di una calma solo apparente. Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena (Mps), ha lanciato un’offerta per sottrarsi a quella proposta da Intesa Sanpaolo e sta valutando come presentare la sua iniziativa ai mercati internazionali. Gli avvocati del gruppo guidato da Carlo Messina stanno invece esaminando le possibili azioni legali da intraprendere presso le varie autorità, in particolare la Consob, per ostacolare l’operazione di Mps su Banca Generali e Banco BPM. Quest’ultima, nel frattempo, sta preparando il proprio Consiglio di Amministrazione per fornire una prima risposta a Siena.
La riunione del consiglio di Banco BPM, presieduto da Giuseppe Castagna, si terrà probabilmente martedì. Non è previsto che venga adottata una posizione definitiva riguardo all’offerta di Mps; è più probabile che venga deciso di prendere tempo, come spesso avviene in simili circostanze. Tuttavia, questo incontro rappresenterà un’importante occasione di confronto con l’azionista di maggioranza, Credit Agricole, che attualmente gioca un ruolo cruciale nella situazione.
Secondo diversi analisti, l’operazione di Lovaglio si presenta come particolarmente complessa. I rappresentanti di Credit Agricole hanno già scartato l’idea di una fusione "semplice" tra Banco BPM e Mps. Si sta considerando anche l’inclusione di Banca Generali e, possibilmente, Mediobanca. Tuttavia, nel mondo della finanza nulla è definitivo, specialmente quando le dinamiche politiche influenzano le decisioni economiche.
Credit Agricole detiene il 29,3% del capitale di Banco BPM e, qualora decidesse di accettare l’offerta di Lovaglio, diventerebbe il principale azionista del nuovo gruppo. A Parigi si stanno svolgendo discussioni in merito, mentre la controllata italiana è in corsa per acquisire, tra l’altro, la Banca del Mezzogiorno dal Mediocredito Centrale, una scelta sulla quale la politica potrebbe avere un forte impatto. Inoltre, Credit Agricole Italia potrebbe essere coinvolta nell’acquisizione degli sportelli che verrebbero ceduti nell’ipotetica operazione tra Mps, Banco BPM e Banca Generali. Tuttavia, al momento si tratta di un progetto prevalentemente teorico, soprattutto in attesa dell’esito dell’assemblea straordinaria di Mps prevista per la fine di ottobre, nella quale Lovaglio avrà bisogno del consenso di due terzi degli azionisti. Questa appare come una sfida ardua, come dimostrano le reazioni del mercato: nell’ultima seduta della settimana, Banca Generali ha registrato un calo del 2%, con una performance negativa anche per Banco BPM.
Martedì è prevista anche una riunione, precedentemente rinviata, tra Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, e le autorità locali toscane legate al territorio senese. Questo incontro potrebbe fornire indicazioni preziose riguardo alla situazione in corso. Tuttavia, le prospettive sono poco incoraggianti, secondo quanto riportato dal Financial Times. Il quotidiano britannico evidenzia le difficoltà di una "fusione a quattro", poiché l’operazione proposta da Mps richiederebbe l’integrazione anche di Mediobanca. Il Financial Times, che ha una buona comprensione delle posizioni dei fondi, definisce l’idea "decisamente strampalata". Nella sua Lex Column, il giornale descrive le valutazioni offerte da Mps a Banco BPM e Banca Generali come "piuttosto misere", aggiungendo che l’unione di "quattro banche richiede una dose di pensiero magico davvero notevole". Inoltre, il quotidiano suggerisce che Lovaglio potrebbe avere come obiettivo principale quello di ottenere un’offerta più vantaggiosa da parte di Intesa, che potrebbe permettersi di pagare un paio di miliardi in più senza compromettere il valore.
Anche S&P Global esprime riserve, affermando che, sebbene l’operazione di Mps presenti un razionale strategico solido nel contesto di un inevitabile consolidamento del settore bancario, essa comporta una complessità e rischi potenziali di esecuzione superiori rispetto alla maggior parte delle operazioni recentemente completate o annunciate.
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