“Distribuzione delle azioni di Generali? Potrebbe rendere Leone un obiettivo contendibile”, Tognoli su Mps.

30 settembre 2026 | 19.34

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"La distribuzione delle azioni Generali da parte di Mps rappresenta un’operazione complessa, lenta e soggetta a diverse autorizzazioni; si svolge su multipli elevati e, in assenza di un’offerta a premio come quella di Intesa, espone il mercato e gli azionisti retail a significativi rischi di correzione". Queste le parole di Antonio Tognoli, responsabile della macroanalisi di Cfo Sim, rilasciate all’AdnKronos.

Secondo l’analista, "la distribuzione di patrimonio agli azionisti di Mps attraverso l’assegnazione di azioni Generali, che corrispondono a circa il 4,5% del capitale della compagnia, non è un’operazione ordinaria e presenta complessità e rischi esecutivi". Tognoli sottolinea che tale operazione richiede numerose autorizzazioni regolamentari, tra cui quelle della Bce, della Consob, dell’Ivass e, eventualmente, dell’Antitrust. È necessaria anche la determinazione precisa del numero di azioni Generali da assegnare in base al prezzo ufficiale alla data di registrazione. Inoltre, la questione fiscale è rilevante: "Per i soci persone fisiche, la parte in natura è tassata al 26%, spesso superando la componente in denaro". Sono richiesti anche "pro-forma patrimoniali e di Solvency sia per Mps/Mediobanca sia per Generali".

Tognoli evidenzia che "si tratta di un processo lungo, incerto e soggetto a condizioni sospensive". Pertanto, è fondamentale considerare attentamente il rischio di esecuzione e il tempo necessario rispetto a soluzioni più semplici e certe, come il pagamento in contante, il buy-back o l’accettazione dell’offerta di Intesa.

Un ulteriore aspetto di preoccupazione riguarda l’utilizzo delle azioni Generali come "moneta di scambio" a multipli elevati. "Utilizzare azioni Generali per massimizzare la distribuzione significa trasferire agli azionisti di Mps un titolo che, nell’ultimo anno, ha visto il P/E aumentare da meno di 8x a circa 12x, toccando massimi storici o livelli molto elevati".

In sostanza, Tognoli spiega che si sta "distribuendo un asset che il mercato sta già valutando in modo generoso" e, contemporaneamente, "riducendo la partecipazione di controllo/influenza di Mps-Mediobanca su Generali, passando dal circa 13,3% a circa 8,8%". Inoltre, "si espongono i nuovi azionisti retail di Generali, che riceveranno le azioni come ‘regalo’ da Mps, a un possibile riallineamento dei multipli nel caso in cui il contesto di mercato o di governance del Leone cambi".

Dal punto di vista di Generali, prosegue Tognoli, "questa situazione rende l’azienda più contendibile e introduce una base di azionisti più frammentata e potenzialmente più volatile". Un ulteriore tema è l’assenza di un premio: "L’unica offerta che presenta un premio chiaro e liquidabile è quella di Intesa Sanpaolo su Mps", osserva Tognoli. "In mancanza di tale offerta, la strategia di difesa di Mps, che prevede un’operazione doppia interamente in azioni più una maxi-cedola mista, rischia di saturare il mercato con nuovi titoli, comprese le nuove azioni Mps e quelle di Generali distribuite".

Secondo Tognoli, questa dinamica potrebbe colpire "in particolare la vasta platea di risparmiatori retail, storicamente poco preparati a gestire la volatilità di operazioni complesse di questo tipo", generando "pressione al ribasso sia sul titolo Mps sia sulla ‘moneta di scambio’ Generali, con possibili effetti a catena sui multipli e sulla percezione di stabilità del Leone". "Si tratta quindi di una difesa ad alto rischio di diluizione e di distruzione di valore di mercato, non di una creazione di valore chiara e misurabile". In conclusione, Tognoli avverte che "Generali rischia di trovarsi al centro di un risiko non per scelta strategica propria, ma come asset utilizzato da terzi".

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