
Manifestazione d’interesse per l’ex Ilva: un percorso da definire
La manifestazione d’interesse per l’ex Ilva segna un passo verso una potenziale proposta, ma il cammino da seguire è ancora da delineare. La coalizione di quattordici aziende, riunita da Federacciai, intende procedere con prudenza, come evidenziato nella lettera che formalizza l’atto preliminare. Questo documento prevede la creazione di una nuova società, "partecipata direttamente o indirettamente" dalle aziende coinvolte. Tuttavia, la proposta è condizionata a specifiche verifiche del processo, alla presenza di "condizioni indispensabili" e a una "sostenibile allocazione di rischi e responsabilità". Questi elementi sono fondamentali per poter "avanzare nella preparazione di un’offerta formale". L’interesse della cordata italiana, manifestato attraverso un atto non vincolante, comprende tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva, ad eccezione dell’area a caldo di Taranto, esclusa dal decreto della Corte d’Appello di Milano.
I sindacati avvertono che i tempi sono stretti e che una "situazione straordinaria richiede soluzioni altrettanto straordinarie". Le organizzazioni territoriali hanno indirizzato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, richiedendo un incontro. Il capo dello Stato presenzierà, infatti, alla cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo il 21 agosto a Taranto, dove i sindacati sottolineano l’importanza di mantenere alta l’attenzione sulla questione ex Ilva. Anche le associazioni dell’indotto hanno sollecitato questo incontro. Intanto, Jindal continua a monitorare l’area a caldo, avendo recentemente aggiornato la propria proposta, mentre la cordata italiana accede alla data room per esaminare i dati. Federacciai ha manifestato la propria disponibilità a "approfondimenti e interlocuzioni", in base a tempi e modalità che saranno stabiliti dai commissari straordinari e dalle autorità competenti.
Un possibile confronto potrebbe avvenire in un tavolo al Mimit, prima di una successiva convocazione a Palazzo Chigi. Il mese critico per l’ex Ilva non è ancora concluso e la situazione si complica ulteriormente per la questione legale. I commissari hanno incaricato i propri legali di preparare un ricorso in Cassazione contro il decreto che prevede il fermo degli altoforni e delle cokerie dello stabilimento di Taranto a partire dal 26 ottobre. Questa mossa, secondo il vicepresidente del M5s Mario Turco, rappresenta "l’ennesimo modo di perdere tempo" di fronte al "vero problema", ovvero la necessità di chiudere l’area a caldo, garantendo nel contempo la protezione occupazionale e sociale per tutti i lavoratori e le imprese dell’indotto. La tutela dei lavoratori e il piano di decarbonizzazione sono "priorità assolutamente necessarie" anche per la Fiom, che tuttavia richiede azioni concrete. "Il governo deve chiarire quale strada intende seguire – ha dichiarato il coordinatore nazionale siderurgia Loris Scarpa -. Non abbiamo visto proposte concrete". "È positivo che si parli di acciaio, competenze e marchi italiani – ha aggiunto il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò -, ma ciò che ci interessa sono i piani".













