Integrazione Mps-Mediobanca: Lovaglio presenta il piano, ma il mercato reagisce negativamente

Luigi Lovaglio ha presentato il piano di integrazione tra Monte dei Paschi di Siena (Mps) e Mediobanca, promettendo annualmente 700 milioni di euro in sinergie. Tuttavia, la reazione del mercato è stata severa, con una perdita di 1,8 miliardi di euro in capitalizzazione per il titolo, che ha chiuso la giornata con un calo del 6,76%. Questo tonfo è stato interpretato come un segnale di bocciatura da parte degli investitori. Alcuni analisti, tuttavia, hanno suggerito di attendere qualche giorno per valutare appieno l’impatto degli annunci di Lovaglio, il quale ha dichiarato l’intenzione di restituire 16 miliardi di euro agli azionisti entro il 2030. Morgan Stanley, però, ha espresso un giudizio netto, definendo il piano “deludente”. La banca d’affari ha evidenziato che, nonostante un rendimento del 12%, non sono stati registrati progressi significativi nell’integrazione con Mediobanca e che non sono stati previsti buy back oltre il 100% del payout, con obiettivi che rimangono focalizzati su un orizzonte a lungo termine. Giudizi più favorevoli sono stati espressi da Deutsche Bank e Banca Imi, che però hanno sottolineato l’incertezza riguardo alla velocità dell’integrazione.

In Borsa, Mediobanca ha registrato una diminuzione del 6,2%, aggravata dall’assenza di informazioni sul rapporto di cambio per il delisting di Piazzetta Cuccia, atteso da molti investitori. “Non è stata fornita alcuna indicazione” commentano da Equita, mentre Mps ha comunicato che la definizione del rapporto di cambio sarà completata entro il 10 marzo, una scadenza che segue la presentazione della lista del consiglio di amministrazione, prevista per la metà di aprile.

L’obiettivo del piano è raggiungere 3,3 miliardi di euro di utili entro il 2028, con un incremento a 3,7 miliardi nel 2030, mantenendo 3 miliardi di euro come riserva per possibili acquisizioni, anche a livello internazionale. Lovaglio punta a creare un “terzo player” nel settore bancario italiano, con ricavi previsti di 8 miliardi di euro nel 2025, oltre 7 milioni di clienti e una quota di mercato dell’8% nei prestiti, gestendo 300 miliardi di euro in asset finanziari. L’intento è di aumentare i ricavi a 9,5 miliardi di euro nel quinquennio, attraverso una struttura organizzativa chiara e snella, suddivisa in cinque divisioni: banca commerciale, credito al consumo, gestione del risparmio, private banking e investment banking. Questa organizzazione si avvarrà delle competenze dei due marchi per realizzare completamente le sinergie previste. La quota in Generali, il cui contributo dovrebbe aumentare da 0,6 a 0,8 miliardi entro il 2030, non verrà messa in discussione da Lovaglio, che ha affermato che essa “garantisce diversificazione e stabilità negli utili del gruppo”.

Tuttavia, le opposizioni hanno criticato la gestione della situazione, definendo “irresponsabile” l’approccio nei confronti dei mercati aperti.

La vera sfida si presenterà nel fine settimana con la definizione della lista del consiglio di amministrazione. Secondo fonti del settore, Lovaglio potrebbe essere favorevole a una lista di minoranza, su cui stanno lavorando alcuni piccoli soci con l’assistenza di un importante studio legale, con candidati più affini alle sue idee. L’Amministratore Delegato non sarebbe convinto della sintonia con i nomi proposti dal comitato nomine, assistito dal presidente Nicola Maione. Tra i possibili candidati per il ruolo di AD figurano Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi, mentre Corrado Passera ha già comunicato di non essere interessato alla posizione di capo azienda.

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